don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 27 Giugno 2021 – Mt 8, 5-17

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AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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Leggi il brano del Vangelo di † Mc 5, 21-43

Tante sono le strade che ci portano a Cristo. A volte è la curiosità, altre volte gli amici, altre volte la famiglia, altre volte ancora l’esperienza sconvolgente dell’amore. Ma non dobbiamo dimenticare che a volte a Gesù si arriva anche attraverso la strada stretta del dolore e della disperazione. Il papà e la donna di queste due storie raccontate nella pagina del vangelo di oggi sembrano mossi esattamente da questa drammaticità di fondo. Sono ormai senza nessuna speranza, le hanno provate tutte.

La donna ha persino perduto tutti i suoi averi, e Giairo è a pochi minuti dall’irreversibile esperienza della morte della figlia, che tra l’altro avverrà. Non dobbiamo meravigliarci, delle volte è proprio perché non sappiamo più dove sbattere la testa che cominciamo a ricordarci che sulla nostra testa c’è il cielo. Il nostro orgoglio ci fa dire che per coerenza non dovremmo farlo, ma quando si soffre sul serio anche l’orgoglio va a finire sotto i piedi.

La reazione di Gesù è quella di non accontentarsi di fare un miracolo, di dare una grazia. Gesù vuole incontrare personalmente queste persone. A lui non interessa la malattia di quella donna, a lui interessa quella donna: “Ed egli guardava attorno per vedere colei che aveva fatto questo”. Gesù vuole incontrarci nelle nostre storie concrete, anche o forse soprattutto quando esse si mostrano a noi nella loro contraddizione, nella loro mancanza di speranza. Nessuno si augura di vivere una sofferenza, e non è Dio a mandarcele, ma il vangelo di oggi ci dice che persino lì Gesù può farsi spazio e venire a cercarci.

E nel cercarci innanzitutto si fa nostro compagno di viaggio: “Gesù andò con lui”. È già questo un miracolo: sapere che non siamo soli. Infatti è la solitudine, il sentirci soli davanti a ciò che viviamo la cosa che ci fa più male. E al termine di questa compagnia il miracolo: ricevere come dono ciò che a noi non era possibile. Non è forse già questa un’anticipazione di resurrezione? Davanti le nostre situazioni di morte qualcuno che dice: “Alzati!”.


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