don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 25 Giugno 2021 – Mt 8, 1-4

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AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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Leggi il brano del Vangelo di † Mt 8, 1-4

So che è inevitabile lasciare che la nostra attenzione sia attirata dai miracoli che Gesù compie, ma sovente essi sono solo la parte più eclatante di qualcosa di più bello e di più profondo, esattamente come accade al lebbroso del Vangelo di oggi. Quest’uomo è a terra umiliato. Dio non ama le umiliazioni ma gli umili, ma ci sono delle volte che noi arriviamo all’umiltà non per decisione ma per ciò che ci è accaduto.

Se è vero che Dio ama gli umili e non le umiliazioni, è pur vero che delle volte le umiliazioni che la vita ci infligge ci portano ad avere un atteggiamento più umile. La sofferenza ci ridimensiona, ci ricolloca con realismo con i piedi per terra e ci fa risvegliare dal torpore dei nostri deliri di onnipotenza. Quest’uomo non ha solo i piedi per terra ma persino la faccia:

“si gettò con la faccia a terra e lo pregò dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi»”.

La sua preghiera è breve ma autentica, sincera, sentita, drammatica:

“Se vuoi, puoi!”.

Infatti se è vero che Dio è onnipotente ciò significa che è nelle sue possibilità fare ciò che a noi non è possibile. Quest’uomo non esige una guarigione per forza, si consegna alla volontà di Gesù:

“Se lo vuoi Tu, allora puoi qualcosa per me”.

Ci viene quasi da completare questa preghiera con espressioni che non di rado ho sentito pronunciare a persone davvero immerse in notti oscure di sofferenza e drammi umani e familiari:

“Se vuoi Signore fai qualcosa per noi, ma se non vuoi dacci almeno la forza di affrontare tutto ciò”.

Credo che sia un atto di abbandono che non solo non lascia indifferente Gesù ma non lascia indifferente nemmeno chi assiste a qualcosa di simile.

“Ed egli stese la mano e lo toccò, dicendo: «Lo voglio, sii purificato». In quell’istante la lebbra sparì da lui”.

Il muro di solitudine è infranto dal tocco della sua mano. Il dolore non è mai spettacolo per Gesù, a differenza di quello che accade molte volte nei nostri dibattiti televisivi. Ecco perché impone il silenzio perché Egli non usa la nostra sofferenza per farsi pubblicità.


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