don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 25 Aprile 2021 – Gv 10, 11-18

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L’amore è la logica del “mi importa” contro la logica dell’indifferenza. Lo dice chiaramente Gesù nel Vangelo di oggi: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, ab­bandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore».

Infatti si capisce la qualità dell’amore di qualcuno non quando le cose vanno per il verso giusto, ma esattamente quando gi­rano per quello sbagliato. Tutti almeno una volta nella vita ci siamo accorti che i veri amici, ad esempio, sono quei po­chi che non se ne sono andati quando è finita la salute, o gli affari, o quando hai fatto l’esperienza di sbagliare e fallire.

I lupi aiutano sempre a capire chi ci ama davvero. Per questo, credo che ci sia una provvidenza anche nelle cose brutte che ci accadono perché ci aiutano a svelare la qualità di molte nostre relazioni. Gesù si colloca soprattutto come colui che si mette in mezzo tra noi e i lupi.

Siamo discepoli di Gesù perché è l’unico che senza nessun contraccambio si offre come colui che dà la vita per noi. Sia­mo discepoli di Gesù perché egli è l’unico che può offrire la sua vita avendo anche il potere di riprenderla, esercitando così un dominio sulla morte che nessun altro ha. L’esperien­za cristiana è quell’esperienza attraverso cui ci riconciliamo con la nostra debolezza (l’essere pecore bisognose di prote­zione) e smettiamo di essere convinti che l’unica maniera di sopravvivere è diventare lupi.

Possiamo riconciliarci con la nostra debolezza perché siamo amati di un amore che ci dà il permesso di rimanere noi stessi. E offre la vita per questo.


AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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