don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 24 Maggio 2021 – Gv 19, 25-34

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AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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FONTE: Amen – La Parola che salva – ABBONATI A 12 MESI (12 NUMERI) A 34,90€


“Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé”.

Maria ci viene data non come una tra le tante, ma come l’eredità preziosa che Gesù consegna all’umanità attraverso Giovanni, perché non solo la custodisca ma si lasci amare da Lei così come Lei ha amato Gesù. Sotto la croce diventiamo tutti figli di Maria e questo per espressa volontà di Gesù. Dovremmo domandarci se ci è chiaro che un cristianesimo senza Maria non è solo un cristianesimo più povero, ma è un cristianesimo incompleto. Maria fa parte del minimo sindacale per dirci cristiani. Senza la Sua maternità è difficile riuscire a vivere fino in fondo il Vangelo. La seconda cosa importante di questa pagina nel Vangelo è tutta racchiusa nella sete di Gesù:

“Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito”.

La posizione che Gesù assume davanti all’umanità non è una posizione di autosufficienza. Gesù, il Figlio di Dio si fa bisognoso di ognuno. La Sua sete è sete che può essere estinta solo dal nostro amore. Ma non dobbiamo dimenticare che molto spesso noi corrispondiamo a questa sete con un amore che sa di aceto e non di acqua.

Un amore che mortifica e non disseta. È una domanda seria che ci pone il Vangelo: con che amore amiamo Cristo? Non basta parlare di Lui, fare delle cose per Lui, vestirci di Lui per poter anche dire che lo amiamo. È la tenerezza con cui viviamo che dice che non siamo aceto, ma acqua che disseta. Il nostro pensiero, i nostri sentimenti, i nostri stessi atteggiamenti dovrebbero essere tali da poter offrire agli altri un’esperienza viva di Cristo. Noi possiamo dissetare Cristo solo negli altri.


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