don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 24 Dicembre 2020 – Lc 1, 67-79

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Questa notte nascerà Gesù, e la liturgia di oggi conclude il tempo dell’avvento con il miracolo di un uomo che avendo perduto la parola per la sua incredulità, può tornare a parlare perché si è arreso a una fede che è diventata fatto. Stiamo parlando di Zaccaria e la nascita di suo figlio Giovanni, scioglie in lui il nodo del dubbio, dell’incredulità, dello spavento.

E mentre scrive che “Giovanni è il suo nome”, dalla sua bocca, quasi in maniera incontenibile vengono fuori parole profetiche e strabordanti di gioia: «Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo, e ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo, come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi profeti; uno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano».

Zaccaria dice ad alta voce che quello che stiamo per celebrare tra poche ore altro non è che il compimento di tutte le attese, di tutte le profezie, di tutto quello che per secoli il popolo ha atteso. Dio, tra poche ore, non sarà più una promessa, ma sarà finalmente Qualcuno da incontrare. La terra che aveva promesso al popolo liberato dalla schiavitù dell’Egitto, sta per diventare tra poche ore visibile.

Non è la geografia di un posto ma di un volto. È il volto di Gesù la vera terra promessa, il vero luogo dove ogni uomo può sperimentare la condizione di libertà. “Per i quali l’Aurora dall’alto ci visiterà per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace”.

Come il sole che arriva dopo una lunga notte, così è la venuta di Gesù nella storia del mondo e nella storia di ogni uomo. La fede è l’alba di un mattino dopo una lunga notte. E al chiarore di quella luce tutto diventa visibile, tutto diventa carico di significato.

Incontrare la fede significa incontrare questa luce nel volto di un bambino di nome Gesù, nato in una grotta di fortuna in una notte fonda di più di duemila anni fa, nella debolezza e nella povertà.


AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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