don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 23 Novembre 2019

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Se c’è un punto su cui la nostra fede si regge o cade questo punto è la risurrezione. Già ai tempi di Gesù c’era una separazione netta tra chi credeva in essa e chi no. C’è però anche da dire che anche tra quelli che ci credono ai giorni nostri, qualcuno si è fatto un’idea sbagliata confondendo la risurrezione con una qualche forma di reincarnazione, o rivitalizzazione di un cadavere.

La risurrezione è un fatto che sfugge dall’essere descritto nella sua totalità. Di certo però sappiamo che è il dono di una vita concreta, in un corpo concreto, liberato però dalla dittatura del peccato e della morte. Nessuno può spiegare questo mistero perché come tutti i misteri al massimo si può farne esperienza. Ma la pagina del Vangelo di oggi getta un po’ di luce su di esso. Innanzitutto non si può comprendere nulla della risurrezione se la si concepisce come la stessa vita che c’è qui.

Un seme ha una vita, ma quando muore (germoglia) diventa un albero che è anch’esso vita, è vita che viene dal seme, ma nessuno si sognerebbe di dire che è come prima, poiché invece è radicalmente diverso. Allo stesso modo pensare la risurrezione con le stesse logiche di possesso e di limite con cui ci viviamo la vita qui, significherebbe non comprendere nulla della vita donata nella risurrezione.

Gesù smonta così la tesi di quella donna che sposata con sette fratelli e vedendoli morire uno ad uno non si troverà nella contraddizione di non sapere a chi appartiene quando tutti risorgeranno, perché quella donna non è un oggetto, e nessuno può possederla, specialmente nella logica del regno di Dio che è una logica di strutturale e radicale libertà. «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell ‘altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio».

Ma questo non lo si comprende se non a patto di aprire e non chiudere la mente.

Commento di don Luigi Maria Epicoco.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Non è Dio dei morti, ma dei viventi.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 20, 27-40

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Parola del Signore