don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 23 Giugno 2022

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Credo che tutti noi abbiamo il dovere di festeggiare la nascita di Giovanni Battista perché nella sua storia ritroviamo una luce di speranza per ognuno di noi. È la speranza di vederci riconosciuti nella nostra diversità. Troppo spesso infatti siamo costretti a dover assomigliare a quello che gli altri dicono o si aspettano di noi. Giovanni Battista ha la fortuna di nascere in una famiglia che difende con i denti la sua unicità:

“Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati”.  

Chi è unico e lo manifesta è sempre un po’ un agitatore, anche non volendolo. Giovanni pare esserlo stato anche nel grembo della madre Elisabetta. Quando Maria varca la soglia della sua casa e comincia a parlare, Giovanni immediatamente si mette a scalciare nel grembo di sua madre:

“Appena mi è giunto il tuo saluto – dice Elisabetta- il bambino ha sussultato di gioia nel grembo”.

E poi tutta la sua vita è stata sempre una vita strana, unica, e forse anche per questo affascinante. Nessuno come lui attirava la gente senza bisogno di grandi discorsi o di attrattive. Chi è pienamente se stesso è sempre misteriosamente affascinante e attrattivo. Forse perché le persone così ci fanno venire la nostalgia di voler essere anche noi allo stesso modo ma molto spesso non ne troviamo il coraggio. Ci vuole coraggio ad essere se stessi, ma è lì la grande differenza e la nascita di ogni vero santo.

“Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui”.

Sarebbe una bella grazia da domandare oggi: il miracolo di essere noi stessi fino in fondo e sentirci accolti come tali.

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Commento del 2021.

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L’ammirazione che suscita Giovanni Battista non consiste negli applausi, ma in quel grande effetto collaterale di ritrovarsi messi in crisi dalla sua parola, dalla sua predicazione, dal suo esempio, dai gesti che compie fin da quando nel grembo della madre sussulta, riconoscendo la nascosta presenza di Gesù nel grembo di Maria. La festa della Natività di san Giovanni Battista però è illuminata da un pezzo di Vangelo diverso. È il brano di Luca che ci racconta la diatriba sul nome: “All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria.

Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”. Le dissero: “Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome”. Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: “Giovanni è il suo nome”. Tutti furono meravigliati”.

Giovanni è colui che porta un nome inaspettato rispetto alla storia della sua famiglia. Con lui inizia il compimento di tutte quelle profezie riferite al Messia, che incroceranno inesorabilmente la sua vita fino alla morte avvenuta per mano di Erode. […] CONTINUA A LEGGERE QUI.

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