don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 22 Giugno 2022

276

- Pubblicità -

Si può passare sopra un morso di lupo ma non sopra un morso di pecora” diceva James Joice. E credo che questo sia il commento più bello al vangelo di oggi: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete”.

È un male antico quello di travestirsi da buoni, da giusti, da moralisti, da praticanti, da Robin Hood, ma la verità è che molto spesso uno che ostenta qualcosa è perché fondamentalmente non ce l’ha. Chi è davvero buono non userebbe mai la propria bontà come vanità. Chi vale davvero lo si riconosce da uno stile di umiltà che permea tutto ciò che dice e che fa.

Ci fa magari sorridere l’espressione “sono umile e me ne vanto”, ma molte volte noi ci ammaliamo di questa comica contraddizione e siamo i primi a crederci e a convincercene. Gesù dice che “dai frutti li riconoscerete”, ma vorrei aggiungere che c’è anche qualche altro modo per accorgercene.

Diffidate di chi si prende troppo sul serio, di chi non sa sorridere di se stesso, di chi fa finta di ascoltare ma parla solo lui, di chi dà troppe pacche sulle spalle facendoti sentire sempre un po’ sbagliato. I falsi profeti hanno sempre tutto chiaro per questo odiano il confronto, non dialogano ma sentenziano, non uniscono ma uniformano. Certe pecore travestite non sono buone nemmeno per fare i buonissimi arrosticini abruzzesi, perché sono pecore taroccate.

Ecco perché il vangelo non ha paura a dire che di persone così non ci si può fare nemmeno un buon fuoco, ma solo fuoco di scarto, quello che i contadini accendono per smaltire i rifiuti delle piante, i rami secchi e le foglie morte: “Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere”.

Per questo, arrivata la sera, quando facciamo il nostro esame di coscienza, dovremmo attraversare con coraggio tutte le foglie di cui siamo fatti, tutta l’apparenza di cui siamo rivestiti, e cercare almeno un frutto che dica che quella giornata non è stata sprecata.

Commento del 2018.

- Pubblicità -

Articolo precedentedon Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 26 Giugno 2022
Articolo successivoMonaci Benedettini Silvestrini – Commento al Vangelo del 22 Giugno 2022