don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 2 Novembre 2020 – Gv 6, 37-40

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Pensare la morte è la cosa che ci riesce più difficile. Eppure ogni volta che perdiamo qualcuno che amiamo siamo costretti a scontrarci con la sua innegabile realtà. Il vangelo non censura la morte, e solo una lettura superficiale può pensare che il tema della resurrezione è uno stratagemma consolatorio per vincere l’angoscia che essa produce nel cuore dell’uomo. Infatti Gesù non ci evita il passaggio della morte, ma semplicemente lo spalanca a una luce nuova.

Israele ha cominciato a fare spazio alla possibilità della resurrezione molto tardi. E comincia a farlo non attraverso la convinzione che l’anima è immortale, ma attraverso una consapevolezza che man mano si va rafforzando: l’Amore di Dio è così fedele da essere eterno. Ed è proprio perché questo amore è eterno che diventa il principio stesso della resurrezione. Dio ci ama fino al punto da non poter permettere che ognuno di noi vada a finire nel nulla, nel vuoto, nella semplice dissoluzione.

Il Suo amore è talmente grande che ci viene a raccogliere dall’abisso di questo finale inesorabile che segna la creazione. La modalità attraverso cui Dio attua questa redenzione è Suo Figlio Gesù: “sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno.

Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Dobbiamo sempre pensare alla morte come un salto nel vuoto in cui Gesù ha la capacità di afferrarci al volo. Senza di Lui avremmo ben ragione ad essere disperati. Attraverso di Lui possiamo vivere e morire con immensa fiducia. Ma questa fiducia, e questa luce non vengono da convinzioni personali, ne tanto meno da ragionamenti convincenti. Essi sono un dono, il dono della fede.

Mai come oggi dobbiamo chiedere al Signore questo dono, perché solo esso vince davvero la morte.


AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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