don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 17 Febbraio 2019

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Le beatitudini ci ricordano che dobbiamo tenere di gran conto la nostra inquietudine. Chi è povero, chi ha fame, chi è nel pianto, chi paga ogni giorno le proprie scelte, sperimenta ogni giorno una mancanza che lo spinge ad andare avanti, a cercare, a muoversi, a spingersi più avanti.

Tutti siamo in qualche maniera poveri, ma la cosa più brutta che possa accadere a un povero, a qualcuno che ha fame, è quello di dimenticarsi della propria fame, della propria povertà. Se non prendi sul serio la tua fame non cerchi nemmeno da mangiare, e se non cerchi da mangiare muori.

I ricchi non sono quelli che c’hanno la pancia piena, ma sono quelli che pensano di avere la pancia piena, perchè la ricchezza e la povertà di cui parla il vangelo è l’abbondanza o la mancanza di senso e di amore. E noi siamo tutti dei mendicanti di amore, tutti vogliamo essere voluti bene, tutti vogliamo sperimentare senso dentro la nostra vita.

Ma se questa fame di senso e di amore la metti a tacere con i soldi, con il sesso, con l’indifferenza, con la carriera, con l’alcol, con una vita frenetica, allora tu pensi di aver risolto il problema ma invece ti sei messo nei guai. Forse è questo il motivo per cui Gesù usa la parola “guai”, non per minacciare, ma per svegliare.

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