don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 15 Febbraio 2021 – Mc 8, 1-10

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 “Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova”.

Ci sono due motivi per cui delle volte domandiamo dei segni: il primo è che a volte c’è dentro di noi un così grande bisogno di essere rassicurati che la ricerca di conferme è solo una grande dichiarazione di umanità; l’altro motivo è meno nobile, e in definitiva è solo un modo per prendere tempo, per non lasciarsi mettere in discussione, per tentare di alzare la posta in gioco pur di non ammettere l’evidenza delle cose. È contro quest’ultimo tipo di motivazione che Gesù si scaglia nel Vangelo di oggi:

“Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione»”.

Non si può dialogare, rispondere, confrontarsi con chi usa le parole, i segni, gli avvenimenti in maniera strumentale alle sole proprie ragioni. Chi ha un atteggiamento polemico usa persino della verità come un’arma per fare del male. In questo senso Gesù riempie di segni la vita dei semplici, ma lascia completamente digiuni quelli che pensano di sapere tutto, di aver compreso tutto, e di avere le redini in mano.

“E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda”.

La presunzione, la saccenza, la superbia alla fine ci fanno rimanere da soli. Gesù non si lascia trovare da coloro che vogliono manovrarlo o possederlo, ma solo da coloro che lo cercano con cuore sincero. Il Vangelo di oggi è un grande invito a non entrare nella paranoia dei segni a tutti i costi, e a lasciare che il Signore si manifesti nella nostra vita così come Egli riterrà più opportuno.

Tutto questo l’ho compreso una volta mentre mi trovavo a Fatima. Mi domandavo, in quel luogo benedetto, perché Maria si fosse manifestata a quei bambini e non a me, ed ebbi chiaro che loro certamente non avrebbero manovrato quel dono, io probabilmente si. Delle volte ci fa bene avere l’umiltà di accettare di non avere abbastanza umiltà.


AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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