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don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 15 Aprile 2019 – Gv 12, 1-11

 ” Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali”.

La casa di questi amici a Betania, diventa il luogo delle prove generali dell’ultima cena. È infatti qui che accadono delle cose che con il senno di poi i discepoli comprenderanno essere in strettissima connessione con gli eventi della Passione.

“Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”.

È un gesto di un’intimità grandissima, e Maria non lo compie in segreto ma davanti a tutti. Arriva un momento in cui non bisogna avere paura di manifestare l’amore per ciò che è. E Maria con una creatività tutta femminile trova un modo di fare qualcosa per Gesù.

Tutti siamo sempre intenti a pensare a cosa Gesù potrebbe fare per noi, ma il gesto di questa donna capovolge questa logica utilitaristica di cui tutti siamo malati. Questa donna si chiede cosa può fare per Gesù, e anche se rischia di essere fraintesa, non le importa e compie quel gesto.

<<Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”>>.

Molto spesso quello che potremmo fare noi per Gesù, risulta uno spreco. Eppure Gesù dice che quello spreco è il nome vero dell’amore. Nessuno obbliga Maria a fare ciò che ha fatto, lo ha deciso da se stessa, e ciò rende quel gesto ancora più prezioso.

Così allo stesso modo nessuno obbliga una suora di clausura a passare tutta la sua vita in preghiera, in un luogo apparentemente chiuso, e ciò rende quella vita sprecata un dono, un nome dell’amore. Nessuno obbliga un missionario a lasciare la sua casa e andare ramingo fino ai confini del mondo ad annunciare il vangelo in mezzo a tantissime difficoltà, e ciò rende quella vita sprecata un dono, un nome dell’amore.

L’amore è sempre così, ma Giuda non può capirlo.

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Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.

Dal vangelo secondo Giovanni
Gv 12, 1-11

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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