don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 15 Agosto 2021 – Lc 1,39-56

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AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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 Nel cuore dell’estate, c’è un trionfo di luce che si chiama Maria. La festa dell’assunzione di Maria al cielo è una di quelle feste che ti evangelizzano lo sguardo. È verso l’alto che dobbiamo guardare. “Siamo nati e non moriremo mai più”, scrisse quella straordinaria donna di nome Chiara Corbella che ci ha lasciato una bellissima testimonianza di donna, di moglie, di madre, di amica.

Perché la morte è solo quella direzione di cielo che prendiamo con una rincorsa un po’ misteriosa e un po’ carica di paura. Maria che varca il cielo ci ricorda che quello è il nostro destino, cioè quella è la nostra destinazione. Ed è per questo che Maria è per ciascuno di noi “segno sicuro di speranza”, perché guardando Lei capiamo un po’ che fine faremo noi. Eppure il Vangelo di oggi per raccontarci di questa festa ci fa leggere un brano dell’evangelista Luca in cui si racconta l’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta.

È un incontro in cui l’effetto collaterale si chiama gioia: “Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo”, dice Elisabetta, e Maria risponde: “L’anima mia magnifica il Signore”. Il segno distintivo che siamo fatti per il cielo lo si vede dalla gioia che proviamo e che portiamo. Un cristiano o è un portatore di gioia o non è cristiano. Ma non la gioia dei sorrisi, ma la gioia di sapersi amati definitivamente.

È la gioia di chi riesce a vedere che Dio rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili. Fa capire le cose agli umili e confonde le idee ai superbi. Provvede a chi si riconosce povero e lascia a bocca asciutta coloro che pensano di essere ricchi. La festa di oggi quindi come una seconda Pasqua tutta mariana, accende una luce di speranza sul nostro destino. Ma questa luce non è solo una luce che ci parla del dopo, ma è una luce che ci parla del qui ed ora.

Infatti è proprio pensando a Maria che tutta la nostra vita di adesso assume una profondità nuova. Ha ragione quindi Dante a dire di Maria: “sei di speranza fontana vivace”.


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