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don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 12 Gennaio 2019

Fa di nuovo capolino nella liturgia la figura di Giovanni Battista. È la gente che crea un caso rispetto a Gesù: da un lato del fiume Giordano la gente si fa battezzare dal Battista e dall’altra parte Gesù comincia a fare la medesima cosa tanto da stuzzicare le reazioni troppo umane dei discepoli di Giovanni.

“Nacque dunque una discussione sulla purificazione, tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo. E andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te di là dal Giordano, e al quale rendesti testimonianza, eccolo che battezza, e tutti vanno da lui»”.

Se la missione del Battista fosse un’attività commerciale, giustamente questa osservazione avrebbe un suo fondamento di preoccupazione, ma siccome la fede non è un prodotto da vendere ma una Verità da annunciare, ci pensa direttamente il Battista a mettere a tacere logiche simili: “Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: “Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui. Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo; questa gioia, che è la mia, è ora completa. Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca”.

Non trovo parole più belle per descrivere ciò che ognuno di noi è rispetto a Cristo. Tutti noi siamo la “penultima” parola, perché l’ultima e la definitiva è Cristo. Amare è saper essere così decisivi nella vita di chi si ama fino al punto da sapersi togliere di mezzo. Perché l’amore fa aumentare la libertà e non crea dipendenze.

Il Battista si sente come quei supporti che si mettono accanto agli alberi quando sono giovani. Servono a farli crescere dritti, a non farli spezzare dal vento, a tenerli ancorati a qualcosa di solido.

Ma quando l’albero cresce non ha più bisogno di un supporto simile perché ormai ha la sua direzione, la sua forza, il suo sostegno. L’amore è saper essere decisivi così nella vita delle persone, fino al punto da diminuire.

È così anche per la Chiesa che deve saper diminuire per lasciare quanto più spazio a Cristo.

Gv 3, 22-30
Dal Vangelo secondo Giovanni


In quel tempo, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava.
Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione.
Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano, e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui».
Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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