don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 11 Novembre 2020 – Lc 17, 11-19

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L’evangelista Luca ci descrive le tappe finali del cammino di Gesù verso Gerusalemme. La Samaria è terra di infedeltà secondo il sentire di Israele, e Gesù la attraversa, non la evita per andare a Gerusalemme.

“Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!»”. Non sappiamo nulla di questi uomini. Ne il loro nome, né la loro appartenenza, né come si sono ritrovati insieme. Sappiamo però che hanno trovato una solidarietà nella sofferenza.

Questi uomini sono insieme e già questa è una buona notizia perché la particolarità della lebbra è proprio la costrizione alla solitudine. Se la sofferenza ci isola, questi uomini trovano un modo per solidarizzare tra di loro e soprattutto fanno qualcosa che è dirompente: pregano! Chi soffre, o prega o impreca, non esistono alternative, non si può rimanere indifferenti davanti al dolore: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». E Gesù non rimane indifferente: “Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti».

E mentre essi andavano, furono sanati”. Se la preghiera serve a ottenere una grazia, allora la preghiera di questi uomini è un’ottima preghiera perché rende possibile l’impossibile. Ma il racconto non si conclude con quello che sembra essere il miracolo: “Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»”.

Solo quando la preghiera cambia me allora è una vera preghiera. Pensare che la preghiera sia solo ottenere qualcosa allora essa assomiglia ancora troppo a la preghiera pagana. È la gratitudine di quest’uomo che mostra la vera riuscita del miracolo. Eppure molto spesso noi corriamo dietro le grazie e ci dimentichiamo la conversione di gratitudine alla maniera di questo straniero.


AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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