don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 10 Novembre 2020 – Lc 17, 7-10

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C’è un argomento che come cristiani facciamo fatica a digerire fino in fondo: essere di Cristo significa essere come Lui. Ed essere come lui significa imparare ad essere “servi per amore”.

Passiamo un’intera vita a riscattarci dalla nostra condizione servile che molto spesso si manifesta con delle fatiche interiori e relazionali profonde; allora perché Cristo sembra volerci fare arretrare a questa condizione? La verità è un’altra: Gesù ci rende talmente tanto liberi, talmente tanto somiglianti al Padrone (ci fa figli!) da poterci permettere in tutta libertà di scegliere l’ultimo posto così come egli ha fatto.

Allora il nostro privilegio di essere cristiani è quello di essere ciò che Cristo stesso ha scelto per se. Ecco perché il brano del Vangelo di oggi inizia con questa domanda retorica: “Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?

Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?”. Arare e pascolare sono i due verbi che indicano il lavoro apostolico: arare è riferito alla semina della Parola di Dio (l’annuncio) e pascolare è riferito alla cura dei fratelli (pastorale).

Entrambe queste azioni non possono essere legate a nessuna forma di compenso o di gratitudine. Sono gesti che se non nascono dalla gratuità vengono sporcati nella loro essenza più intima, perché è Gesù che ci ha mostrato con tutta la sua vita come si ama in maniera gratuita. “Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?”.

Quello che può sembrare un atteggiamento servile è invece la misura di ogni libertà. Infatti le cose fatte per amore non hanno altro scopo che l’amore. Non cercano nemmeno i risultati, ma solo la possibilità di amare e basta. È con questa gratuità che il Signore cambia la storia. Il mondo ha sempre bisogno di un utile come motivazione. Dio no, e nemmeno chi dice di appartenergli.


AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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