don Gabriele Nanni – Commento al Vangelo del 7 Aprile 2021

39

Il cuore ardente

I due discepoli di Gesù, quella sera del giorno della sua risurrezione, si stavano allontanando da Gerusalemme diretti a Emmaus. Avevano saputo delle apparizioni di Gesù alle donne, ma non credevano, come non credeva Pietro e gli altri.
Per loro tutto si era concluso con un fallimento. Ritenevano di essersi illusi con Gesù, che fosse il Messia; per tre anni tutto era stato messo in subbuglio, le speranze si erano levate, i sogni irredentisti e messianici avevano preso corpo, ma la crocifissione aveva troncato decisamente ogni speranza che Gesù fosse il Cristo.

Il potere costituito e le ragioni del mondo avevano ancora prevalso. Dio non era apparso e non li aveva visitati come avevano creduto.
Ma ecco, che mentre si allontanavano da Gerusalemme e dal luogo delle speranze infrante, quel viandante facendo la strada con loro dava una lettura affatto diversa delle cose.

Dapprima fingendo d’essere ignaro dei fatti si fa raccontare, ma questo per estrarre il punto debole del loro cuore. Da ignaro dei fatti il misterioso compagno di viaggio si rivela invece un conoscitore della Scrittura che con veemenza li rimprovera della lentezza a credere alla Scrittura che parlava del Cristo da Mosè in avanti e che prediceva la sua passione, necessaria per entrare nella gloria della risurrezione.
Quel compagno occasionale sprigionava forza vitale e i due desiderarono prolungare la sua compagnia approfittando della cena.
Il loro cuore era cambiato: finalmente gli occhi si aprono e riconoscono il Maestro, mentre spezza con loro il pane, quel gesto così tipico: i due discepoli realizzano che è il Risorto come avevano detto le donne agli apostoli, il loro cuore è colmo di gioia soprannaturale.
Gesù scompare, essi tornano sui loro passi, nonostante l’ora, per annunciare la risurrezione: Gesù è veramente il Cristo che doveva venire, è Risorto!

La chiave che aveva aperto il loro cuore indurito da aspettative troppo umane, è la spiegazione della Scrittura; la comprensione delle profezie permette loro di leggere gli eventi in modo differente.
La Risurrezione era vera, Gesù era il Messia, perché tutto era stato predetto: la sua sofferenza e morte in croce era profetizzata e necessaria, non era il fallimento della sua pretesa; i poteri forti del mondo non avevano vinto, perché il Cristo aveva vinto la morte e si era sottratto definitivamente alla loro violenza dopo averla subita, era libero e nessuno più poteva toccarlo. Ora il suo potere sul mondo era compiuto.

Il cuore, dunque, cioè l’anima, è il luogo della fede e della conoscenza delle cose di Dio. Quando viene sgombrato da idee umane, convinzioni e pregiudizi, false vie, dal peccato e dagli attaccamenti umani, allora diventa capace di conoscere e di comprendere le cose di Dio, come Dio le rivela.

La Scrittura è rivelazione di Dio, è messaggio di Dio, è istruzione di Dio, è luce che illumina la mente, è vita del cuore, volontà di agire per Dio, verso Dio, attraverso le sue vie, misteriose e umanamente poco attraenti ed oscure per chi non crede.
Ma tutto diventa chiaro, come un sentiero che si illumina nella notte, quando il cuore conosce e crede alla Scrittura. Gesù di Nazareth è, per chi non crede, un fallito in croce, per chi crede alla Scrittura è il Cristo, l’inviato da Dio per aprire la strada verso il Cielo.
Il cuore in petto arde veramente, quando lo spirito è infiammato dalla Parola di Gesù, perché è presenza viva nell’anima. Nulla più è oscuro, tutto è chiaro, nuove e fresche sono le forze. I due discepoli tornano in fretta a Gerusalemme e incontrano gli apostoli che nello stesso tempo avevano visto il Risorto nel Cenacolo.

La convergenza è fortissima e mostra il potere di Cristo di essere ovunque, ma vicino ai suoi per vincere la loro umanità e renderli testimoni della risurrezione con la pienezza del suo Spirito.
La loro esperienza è la radice della nostra fede, e la ritroviamo nella Scrittura, che ci fa ardere in petto il cuore.

Dio vi benedica!
Gabriele Nanni

Fonte YOUTUBE | SPREAKER


Articolo precedentedon Marco Scandelli – Commento al Vangelo del 7 Aprile 2021
Articolo successivodon Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 7 Aprile 2021