don Gabriele Nanni – Commento al Vangelo del 15 Settembre 2021

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Beata Vergine Maria Addolorata

La memoria della Beata Vergine Maria Addolorata contempla il dolore della Madre di Dio e Madre del Redentore che accompagna con la sua sofferenza la missione del Figlio suo e Figlio di Dio. Ella partecipa con la sua maternità alla missione del Figlio Redentore, propriamente ella è la Madre del Servo sofferente di Yahwe.

Poiché il mezzo della redenzione fu proprio la sofferenza per i peccati degli uomini, la Madre del Redentore ebbe a soffrire con lui la persecuzione, fin dal tempo della sua infanzia, e poi le tribolazioni della vita pubblica stando vicino al Figlio fin sotto alla Croce.
Tuttavia le parole pronunciate profeticamente dal vecchio Simeone al Tempio, durante il rito della Presentazione del Bambino per offrirlo al Signore, sono rivelatrici della qualità della sofferenza di Maria, Madre di Dio.

Vi è una sofferenza naturale che possiamo ritrovare in ogni madre che si prende cura del figlio, vale a dire che le traversie di un figlio sono sempre riflesse nel cuore di una madre, poiché le madri soffrono per i figli per gli innumerevoli e indicibili legami che permangono per tutta la vita.

Ma nelle parole del vecchio Simeone, troviamo che la sofferenza di Maria era la sofferenza, spirituale di madre, per il fatto che ella soffre per il dolore del rifiuto dei peccatori della grazia del Redentore.
Il dolore di Maria madre del Redentore è un dolore superiore morale e spirituale, per il fatto che gli uomini non accolgono la grazia e rimangono prigionieri del peccato. La loro sorte è causa del dolore della sua anima.

Nella Vergine del Signore la missione ed il dolore del Figlio sono all’unisono quando le sofferenze sono rese inutili dal rifiuto dei peccatori che scelgono la malvagità e rigettano la conversione: la loro sorte eterna è la causa del dolore di Dio, che si riflette nel cuore della Madre di Dio.
Perciò Simeone, parlando di Gesù, le dice che egli sarebbe stato la pietra di inciampo, l’occasione inevitabile dello svelamento della volontà degli uomini per Dio o contro Dio, e la stessa sofferenza del rifiuto, insieme al prezzo di dolore da pagare per i peccati avrebbe trovato il segno nell’anima di Maria. Una spada di dolore, la stessa che avrebbe colpito il Redentore, avrebbe trapassato sua Madre.
Il dolore mistico si riflette sulle persone chiamate a condividere più da vicino le sofferenze di Gesù.

Le persone stigmatizzate sono associate visibilmente anche nel segno della passione, ma con esse tutte le vocazioni alla sofferenza riproducono una parte dei dolori della redenzione patiti da Gesù durante la sua vita terrena: il rifiuto, la persecuzione, la solitudine, l’abbandono, il tradimento e poi la violenza fisica, la tortura, l’agonia e la morte.
Ogni dolore umano si trova ricompreso in Gesù, ed ogni chiamato alla condivisione della redenzione riceve una parte, un riflesso dei dolori di Gesù.

Coloro che sanno fare delle sofferenze ordinarie e straordinarie un oggetto di offerta a Gesù, sono in verità uniti a lui sulla Croce.
L’affidamento di Maria a Giovanni dalla Croce invita alla cura della persona di Maria, ma anche ella è investita della maternità dei discepoli, per sostenerli sotto la Croce con la sua fortezza di Madre, unica, esemplare nell’amore condiviso del Figlio morente per quella stessa umanità che lo stava crocifiggendo.

Chiamando Maria, Madre nostra, anche noi ci uniamo a tale missione, per essere con lei sotto la Croce a sostenere il Redentore nella sua missione di amore per l’umanità intera.

Dio vi benedica!
Gabriele Nanni

Fonte YOUTUBE | SPREAKER

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