don Francesco Pedrazzi – Commento al Vangelo del 26 Settembre 2021

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PIETRE D’INCIAMPO

La Parola di oggi ci aiuta a riconoscere alcuni nemici insidiosi, che ci fanno inciampare o rallentare nel nostro cammino dietro a Gesù.

«Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!». Queste parole che Mosè rivolge a Giosuè toccano un tema che accomuna la prima lettura e il vangelo: la “gelosia”. Giosuè è geloso dei due anziani che profetizzano senza partecipare all’assemblea nella tenda del convegno. Giovanni, similmente, appare geloso di un tale che scaccia il demòni nel nome di Gesù perché, pur esercitando questa facoltà, non li vuole seguire.

La gelosia è un sentimento terribile perché provoca tristezza in chi la prova e si oppone alla virtù della carità, che è la regina di tutte le virtù. Può esprimersi in varie forme. Nell’accezione più ricorrente si riferisce all’amore di coppia ed è dovuta alla paura di perdere la persona amata, perché questa potrebbe preferire altri a noi.

Più in generale, come nel caso degli episodi riportati nel libro dei Numeri e nel vangelo di Marco, è legata alla difficoltà di accettare che altre persone siano stimate e amate da qualcuno, al pari di noi o più di noi, quando – secondo noi – non meriterebbero questo amore e questa stima.

Ciò vale specialmente nel rapporto con una persona con cui abbiamo un’alta considerazione: non sopportiamo l’idea di essere “secondi” a qualcuno nell’affetto e nell’apprezzamento. Da qui derivano le gelosie tra fratelli, perché si ritiene che uno dei figli sia amato più degli altri… Le gelosie tra colleghi di lavoro, perché il capo è sempre gentile con Pinco Pallino, mentre con me è sgarbato… Per non parlare delle gelosie nella comunità parrocchiale, perché quello lì o quella lì sono il pupillo del parroco… o perché a quel parrocchiano o a quella parrocchiana è stato dato l’incarico che speravo fosse dato a me…

Sia nella prima lettura che nel vangelo la gelosia si manifesta in una tendenza settaria, esclusivista e identitaria. Secondo Giosuè, chi è rimasto fuori dalla tenda del convegno non ha il diritto di profetizzare! Secondo Giovanni chi è rimasto fuori dalla cerchia dei discepoli non ha il diritto di scacciare i demoni nel nome di Gesù, come se il nome di Gesù avesse il copyright!

Ma ecco la risposta a questa gelosia e a ogni forma di gelosia: sia Mosè che Gesù invitano a riconoscere che Dio agisce al di fuori dei confini e dei limiti stabiliti dagli uomini! È necessaria quindi un’apertura mentale, che porta a riconoscere il bene in quanto tale, indipendentemente da questioni identitarie di carattere religioso, sociale, politico, ecc.

Il “demone della gelosia” si vince partendo dalla certezza che davanti a Dio abbiamo tutti la stessa dignità e che siamo amati allo stesso modo (anche se molti purtroppo non sanno di essere amati da Dio…), come si legge negli Atti degli Apostoli – «Dio non fa preferenza di persone… ma accoglie chiunque lo teme e faccia il bene» (cfr. At 10,34-35).

Dovrebbe bastarmi sapere questo per evitare di cadere in stolte gelosie: sapere che davanti a Dio siamo tutti uguali, sebbene con doni diversi e che Dio si serve di ognuno per il bene di tutti!

Guai a noi se, invece – come dice Gesù dei farisei ipocriti – chiudiamo il regno dei cieli davanti alla gente, giudicando alcune persone come reiette, rigettate da Dio! La conseguenza, dice Gesù, è che nel regno non entreranno queste persone che vorrebbero entrare ma non vi entreremo nemmeno noi a causa della nostra intransigenza! (cf. Mt 23,13).

In tal caso noi siamo di scandalo per i fratelli “più piccoli”, perché intralciamo il loro cammino! “Scandalo”, infatti, nel significato originario del termine greco “skàndalon“, significa “pietra d’inciampo” e “insidia”. 

Questo ci fa vedere un legame con l’ultima parte del vangelo, quella relativa alla mano, al piede e all’occhio considerati, appunto, «motivo di scandalo». Si tratta, naturalmente, di un linguaggio iperbolico, tipicamente semitico, e quindi da interpretare.

Sant’Agostino interpreta questo testo secondo due diverse accezioni.

Secondo una prima accezione, l’occhio – scrive Agostino – indica «una cosa che si ama ardentemente». E aggiunge: «Di solito quando vogliamo esprimere ardentemente il nostro affetto per qualcuno diciamo: “Lo amo come i miei occhi o anche più dei miei occhi”»… e conclude:  «Qualunque cosa tu ami da considerarla l’occhio…, se ti è occasione di scandalo, ossia se ti è d’impedimento alla vera felicità, cavalo e gettalo via da te..». Per “felicità” intende il rimanere uniti a Gesù.  Dobbiamo essere pronti a rinunciare anche alla cosa e alla persona più cara che abbiamo se compromette il nostro amore per Gesù!

Nella seconda accezione la mano, il piede e l’occhio indicano una persona a noi molto cara, un «carissimo amico», che nondimeno è «motivo di scandalo» perché ci turba ed è causa d’inquietudine per le sue parole e il suo comportamento… Agostino suggerisce di non dare nessun peso a ciò che dice questa persona, perché non ci faccia inciampare nel cammino di fede. Ecco le sue parole: «Chiunque ti è caro, chiunque è assai stimato da te … tienilo come tuo membro amato fino a quando non comincerà a scandalizzarti, cioè a spingerti a commettere qualche male. … Che farai [nel caso ti spingesse a commettere il male]? …  È un tuo membro: devi comunque amarlo. Ma se ti scandalizza, taglialo e gettalo via da te. … [che significa:] Non dargli retta, allontana ciò che dice dalle tue orecchie…» (Cfr. Il discorso del Signore dal monte, I,13; Sermone 81,4).

In conclusione: la Parola di oggi ci mette in guardia da alcune “pietre d’inciampo” nel cammino dietro a Gesù: il giudizio che deriva dalla gelosia, l’amore disordinato per ciò che ci allontana da Gesù e il cattivo consiglio delle persone che si sono più care.

Che la Santa Vergine, ci aiuti a rimuovere ogni pietra d’inciampo sul nostro cammino, per camminare spediti dietro a Gesù suo figlio. Amen.

Fonte

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