don Francesco Pedrazzi – Commento al Vangelo del 18 Settembre 2021

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UN TESORO DA CUSTODIRE

Ogni cristiano ha il dovere di custodire con attenzione il tesoro della Parola di Dio attraverso un cuore puro e buono, in modo da portare frutti in abbondanza.

Siamo all’esortazione finale della Prima lettera a Timoteo. Paolo chiede al suo discepolo di custodire il “deposito” che gli è stato affidato (cf. v. 20), che chiama anche «comandamento»: «Ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento» (v. 14), perché esso dà una forma precisa e definitiva alla vita dei credenti in Cristo. Si noti la forza del verbo impiegato dall’Apostolo: «Ti ordino»; si tratta quindi di un grave dovere, non solo di un comportamento lodevole. Naturalmente questo comando è rivolto prima di tutto ai pastori della Chiesa, ma al contempo ad ogni battezzato che ha ricevuto “il sigillo della testimonianza” nello Spirito Santo attraverso il sacramento della Confermazione.

Questo deposito, in altre parole, è l’insieme della dottrina che Dio ha rivelato in Cristo e che permette di camminare nella “retta fede”, evitando indebite “deviazioni”, come si legge in un versetto successivo, non proclamato nella liturgia odierna: «Evita le chiacchiere vuote e perverse e le obiezioni della falsa scienza. Taluni, per averla seguita, hanno deviato dalla fede» (vv. 20-21). La falsa scienza è quell’insieme di conoscenze che vengono dal mondo o da rivelazioni demoniache e che pretendono di interpretare la Parola di Dio in modo difforme rispetto all’autorità apostolica.

Nella parabola del seminatore, riportata nel vangelo di oggi, il «terreno buono» è rappresentato, secondo Gesù, da «coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza».

Solo l’evangelista Luca riporta questa sottolineatura: parla di un cuore “integro e buono” e di un modo di custodire la Parola “con perseveranza”.

Integrità è sinonimo di “purezza”: un cuore integro è “in-diviso”, tutto d’un pezzo: non ama un po’ Dio e un po’ il mondo, ma ama solo Dio e in Dio ama il mondo e ogni creatura.

Colpisce l’aggettivo “buono” riferito al cuore che ascolta con frutto la Parola. Non è una novità nel vangelo di Luca, che in un’altra pericope è l’unico evangelista che parla del «buon tesoro del cuore» in rapporto alla figura dell’«uomo buono» e alla metafora dell’albero che produce buoni frutti. Si legge, infatti: «Ogni albero si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda». (Lc 6,44-45)

Per custodire la purezza della dottrina non basta quindi un amore solido per la verità. Occorre avere un “cuore buono”, un cuore “mite e umile” come quello di Gesù. E possiamo dire che abbiamo un cuore buono se anche le nostre parole sono buone, perché la bocca esprime «ciò che dal cuore sovrabbonda».

Un cristiano che pretende di essere paladino della verità ma ha sulla bocca parole cattive verso il prossimo non è in grado di produrre frutti buoni; potrà al limite produrre frutti appariscenti ma insipidi. Un po’ come la cosiddetta “fragolina matta”, una pianta che produce frutti di colore rosso vivo, in tutto simili alle fragole, ma che al palato risultano del tutto insapori.

O Maria, Mater purissima, insegnaci a custodire con cuore integro e buono la Parola di Dio per portare veri frutti di carità e di giustizia. Amen.

Fonte

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