don Francesco Pedrazzi – Commento al Vangelo del 10 Ottobre 2021

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NADA TE TURBE

Seguire Gesù vuol dire fare una scelta: considerare Lui il tesoro più grande della nostra vita, che comporta credere che la felicità non dipende dall’essere ricchi o poveri, belli o brutti, sani o malati, ma solo dal custodire nel cuore l’Amore di Dio

«Trova Dio e troverai il senso della tua vita». Possiamo partire da queste parole del Beato Carlo Acutis per commentare il vangelo di questa domenica.

Carlo Acutis era un giovane milanese, apparentemente come tanti altri: andava a scuola, amava praticare lo sport, ascoltare musica, navigare su internet e divertirsi con gli amici. Ma aveva qualcosa di speciale. Trasmetteva una carica di gioia e di positività incredibili. Era sempre buono, gioviale e pronto a dare una mano a tutti. Prestava servizio alle mense dei poveri e a volte, la sera, partiva da casa con recipienti pieni di cibo e bevande calde da portare ai senzatetto. Con i risparmi comprava loro anche i sacchi a pelo.

Che cosa lo rendeva un ragazzo così speciale, a tal punto che papa Francesco lo ha proclamato beato, esattamente un anno fa, il 10 ottobre del 2020?  – il 12 ottobre ricorre per la prima volta la sua memoria liturgica. Il segreto sta tutto in quelle sue parole citate all’inizio: «Trova Dio e troverai il senso della tua vita». Carlo Acutis, seppur giovanissimo, aveva davvero trovato Dio e quindi aveva trovato il senso della vita. E chi trova il senso della vita è profondamente felice!

Nel linguaggio dell’Antico Testamento il “senso della vita” veniva designato a volte con una parola: la “Sapienza”. La Sapienza è quel dono che solo il Signore ci può dare che ci fa capire che cos’è la vita; inoltre, ci permette di vivere come piace a Dio e quindi felici.

Ecco perché il re Salomone, di cui ci parla la prima lettura, aveva chiesto a Dio una cosa sola: la sua Sapienza. Come si legge nel testo, la preferì al potere, alla ricchezza, alla bellezza, anche alla salute… perché – diceva – in realtà «insieme a lei mi sono venuti tutti i beni!».

Ora, San Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi ci rivela una verità stupenda: la «Sapienza di Dio» è Gesù Cristo! (1Cor 1,24).

Salomone chiamava quindi “Sapienza” Colui che si sarebbe fatto uomo nel seno della Vergine Maria!

Il Beato Carlo Acutis ha trovato Dio perché ha trovato Gesù, la Sapienza di Dio, e ha deciso che Lui sarebbe stato il tesoro più grande della sua vita. Aveva capito che per amare in modo perfetto Gesù doveva fare due cose: amare la Santissima Eucaristia e pregare Maria, la Santissima Madre di Gesù. Considerava l’Eucaristia l’«autostrada per il Cielo», e pregava ogni giorno il santo Rosario, perché – come diceva a tutti – «è l’arma più potente per sconfiggere il diavolo» e quindi per non perdere la gioia di Gesù.

Anche il protagonista del Vangelo di oggi è un giovane. Un bravo giovane, che si sforza di osservare i comandamenti. Questo giovane non ha un nome: quindi ognuno di noi potrebbe essere questo giovane. A differenza di Carlo, questo giovane è insoddisfatto e triste.

Pur essendo un giovane ricco, si rende conto che gli manca qualcosa di importante. Il mondo ci fa credere che la ricchezza possa da sola renderci felici, ma è una grande falsità. Gesù dice che «la vita non dipende da ciò possediamo» (Lc 12,15). Il giovane chiede perciò a Gesù: «Che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?», che tradotto in un linguaggio più vicino al nostro vuol dire: «Che cosa devo fare per avere una vita bella, piena, felice, e che duri in eterno?».

Gesù gli chiede di osservare i comandamenti, che sono quindi sentieri di felicità. Ma questo non è sufficiente. L’evangelista annota: «Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni».

Il giovane se ne va triste perché dice di no a Gesù. Gli volta le spalle. E se si volta le spalle alla Luce, il volto diviene scuro, triste. Dice di no a Gesù perché preferisce i tesori della terra a quelli del Cielo, preferisce l’amore per i beni terreni all’Amore di Gesù, che aveva potuto intravedere in quello sguardo divino.

Seguire Gesù vuol dire fare una scelta: considerare Lui il tesoro più grande della nostra vita. Come ha fatto Carlo Acutis. Ogni cristiano dovrebbe fare questa scelta, perché essere cristiani vuol dire seguire Gesù. Questo non comporta necessariamente abbandonare tutto ciò che abbiamo, ma credere nel profondo del nostro cuore che la nostra felicità non dipende dall’essere ricchi o poveri, belli o brutti, sani o malati. Dobbiamo essere pronti, se la vita ce lo chiede, anche a lasciare queste cose, mantenendoci nella pace, perché Gesù solo ci basta.

Come un alpinista che è disposto a rinunciare a tutto pur di conquistare la vetta, così noi dovremmo mantenere la pace dinanzi ad ogni spogliamento che la vita comporta, sapendo che tutto serve per conquistare la Vetta dell’Amore di Dio, che è l’unica cosa conta nella vita.

Infondo, si tratta di scegliere tra la “bella vita” e una “vita bella“, tra una vita che vogliamo tenere stretta tra le nostre mani, con inevitabili ansie e paure di ogni genere, e una vita consegnata a Dio, in cui il cuore riposa in pace come un bimbo in braccio a sua madre.

In cui il cuore può pregare con quelle parole sublimi scritte da Santa Teresa d’Avila, che la Chiesa festeggia il 15 ottobre: «Niente ti turbi, niente ti spaventi. Chi ha Dio non manca di nulla. Niente ti turbi, niente ti spaventi. Solo Dio basta». Amen.

Fonte

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