don Francesco Paglia – Commento al Vangelo del 7 Febbraio 2020

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“nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri”.

Prima Giovanni, ora che succede? Erode inizia a sentir parlare di Gesù, e la sua perplessità é che Giovanni sia risorto dai morti… Non é un pensiero da poco… Perché saperlo risorto é per lui motivo di enorme turbamento…

Lo aveva messo in prigione perché voleva ucciderlo, Giovanni gli diceva la verità in faccia, non poteva tenere con sé la moglie del fratello! Avere intorno uno che ti dice la verità gli causava strani effetti, lo rendeva perplesso eppure lo ascoltava volentieri… La parola di Dio fa questo duplice effetto, ti vuole convertire, ti vuole aiutare a fare verità, e per questo non ti lascia tranquillo, ma la ascolti volentieri perché lo sai che lí c’è quel bene che ti manca, quella felicità vera che in realtà stai cercando…

Ma ora Erode lo aveva ucciso… Può essere davvero tornato? E ora? Io lo avevo messo a tacere per sempre… Che devo fare? Come sarà vedere negli occhi chi ho messo fuori dalla mia vita solo perché mi diceva quella verità che mi fa male? Questo suo turbamento ci lasci pensare su chi allontaniamo per simili motivi….


A cura di don Francesco Paglia

Coordinatore del Centro diocesano vocazioni della Diocesi di Frosinone


Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 6, 14-29 In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. Parola del Signore