Arriva sempre il momento della verifica esterna…
Per tutti arriva la pioggia… straripano i fiumi… soffiano i venti…
Nonostante le nostre inconsistenti resistenze, arriva sempre il momento in cui l’esistenza viene provata… la casa della nostra esistenza viene “visitata” dall’assurda imperfezione della vita che assume i tratti drammatici del male e del dolore…

Ed è lì che si verificano le fondamenta della mia casa… Non i suoi dettagli, le sue rifiniture, i particolari… ma su cosa l’ho costruita, a cosa si appoggia…

Sulla roccia di una parola ascoltata e “fatta”, ossia resa concreta in un’azione autentica che rende evidente il discorso della montagna, la nuova legge?

O sulla sabbia di ciò che mi sembra stabile e compatto, ma che in realtà offre solo la porosità dell’inconsistenza, il “flatus vocis” delle belle parole proclamate mille volte nella solennità rituale e rinnegate diecimila volte nella mia vita e nelle mie relazioni?

È il banco della verifica che potrebbe farmi accorgere che il sacro non serve a nulla se non si fa santo, e santo inzuppato di vita concreta…

È lì che le mie opere religiose possono rivelarsi solo pericolosi catalizzatori di attenzione su me stesso, bilance precise che al Signore ricordano solo il conto del “dare e avere”…

È lì che potrei accorgermi che mentre dico “Signore, Signore!” sono ancora io l’arbitrario signore della mia vita, e l’assoluto costruttore di una casa senza fondamenta, destinata prima o poi a rovinare.
Grazie a Dio.

Fonte: Telegram | Pagina Facebook

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