Don Fabrizio Moscato – Commento al Vangelo del 2 Settembre 2020

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Ancora a Cafarnao. La sinagoga era stata lo scenario della predicazione di Gesù e della rivelazione della sua autorità. Ora lo sfondo è più domestico, più comune.

La casa di Pietro e la guarigione della suocera da una grande febbre…
E poi tanti infermi e affetti da varie malattie… E tanti indemoniati…

Gesù fa tanto bene e diventa in poco tempo popolare. E la gente fiuta presto il bene ricevuto e cerca chi glielo può rinnovare nel cuore e nella carne. Sarà sempre così.

Ma Gesù si ferma, e si ritira in un luogo deserto, per cercare il suo dialogo con il Padre nello Spirito, lontano dal clamore degli eventi…

E si convince (e ci convince) che ci saranno sempre uomini e donne che lo cercano solo per il loro bisogno, ma rimangono ancora in superficie… Forse ben incatenati all’evidenza del bene ricevuto, ma non ancora scegliendo di credere nel Figlio…

Si convince (e ci convince) che c’è altro oltre…

Nella sua giornata si è preso cura di una umanità inferma e impura, ma questa compassione non è ancora tutto… Perché tocca sì tanti bisogni, ma non tocca il bisogno per eccellenza, quello di essere “amati” anche se “non guariti”…

Questa giornata di “successo” a Cafarnao per Gesù non è tutto… così decide di alzarsi e partire, continuando la sua missione di annuncio e di salvezza anche in altre città, fino in fondo…

È brutto dirlo e ancora di più sentirselo dire: la guarigione non è tutto…
Non posso limitarmi a credere in un Dio che risolve i problemi… Che risponde ad ogni sfregamento della lampada magica…

Piuttosto, rimango libero di aderire ad un Dio-uomo che nei problemi mi sta accanto con compassione…

… e mi sorregge per indicarmi un Amore che, nonostante le mie miserie e le mie infermità, mi ama non semplicemente fino ad un nuovo miracolo, ma fino a consegnarsi nella morte per donarmi la Vita.

Che è molto di più.

Che è tutto.

Fonte: Telegram | Pagina Facebook

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