La proposta di Gesù si fa sempre più esplicita: osservare la Parola. Osservarla nel senso di prestarle attenzione, di custodirla nello stesso tempo, di preservarne l’efficacia e di sperimentarne la forza.
Tenerla cioè costantemente sotto il proprio sguardo, farla diventare insieme bussola da usare e rotta da seguire…

Solo a questa condizione verrà meno un altro sguardo, quello fisso sulla morte… Gesù promette che chi “osserva” la sua Parola non “vedrà” mai la morte…
A pensarci bene, proprio lo sguardo sulla morte ci minaccia, ci spinge a compiere i peggiori errori… Alla paura della morte, l’uomo risponde male, con il peccato, credendo di trovare in esso vita…
Nessuno sceglierebbe il peccato se esso non portasse in sé un illusoria promessa di vita…

Gesù, invece, propone ai Giudei e a noi di osservare la Parola, e ancora una volta il riferimento al “padre Abramo” diventa dirimente: i Giudei continuano a ripetere a pappagallo “Abramo è nostro padre!”, come un mantra di appartenenza in cui sperano di trovare salvezza, mentre Gesù ne celebra l’immortalità… Abramo per primo ha “osservato” la Parola, nel senso che si è lasciato interpellare da una alleanza che lo invitava a “guardare” non alla morte, ma alla vita promessa, alla discendenza che Dio gli avrebbe dato…

Abramo accoglie questa promessa di vita e volge lo sguardo ad un Dio che parla e scomoda, da “prostrato a terra”, quando il suo volto ha davanti solo il buio del non-senso della sterilità.

I Giudei, da terra, sanno solo prendere pietre per tentare di lapidare Gesù, per risolvere il “problema” che mette a dura prova la loro sterile religiosità…

E se anche a noi viene voglia ancora una volta di scagliare pietre per risolvere i problemi, non abbiamo ancora imparato che possiamo provare ad aprirci alla promessa di una Parola di vita eterna solo da terra, dal buio, dal basso più basso…

Fonte: Telegram | Pagina Facebook

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