Don Fabrizio Moscato – Commento al Vangelo del 18 Aprile 2020

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Ecco la “finale canonica” del Vangelo di Marco, un’aggiunta posteriore al testo originario, che riassume in poche righe diverse apparizioni del Risorto… Una sorta di sommario finale…

Con una “chicca” importante, una sottolineatura mica da poco: i discepoli fanno fatica a credere…
In questo breve pugno di versetti la loro incredulità esplode a più riprese…

Ma il culmine è quando Gesù appare agli Undici mentre sono a tavola, e li rimprovera solennemente, in modo forte e deciso, per il loro cuore duro, per la loro “sclerocardia” e soprattutto “perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto”…

Non li rimprovera semplicemente di non aver creduto alla risurrezione, ma, più precisamente, di non aver creduto a chi la annunciava…

Perché è così…

La risurrezione è annunciata dagli uomini, corre sulle loro voci, dentro le loro parole, mosse da cuori innamorati e prima di tutto amati…

La risurrezione è l’anima di gesti semplici, piccoli o grandi, ma concretamente efficaci, gesti di vita nuova, redenta…

La risurrezione vive nella piccolezza e nella fragilità di chi la annuncia, nella sua povertà esistenziale, nel limite dell’umanità ferita…

Gesù crede che l’unico modo di annunciare la “sua” risurrezione, è la vita dei “suoi” discepoli…
Ci crede talmente tanto che anche a quegli Undici, rimproverati e certamente non migliori di noi, dà lo stesso mandato di essere testimoni.

Hanno sperimentato la fatica del credere…
Per questo sono quelli giusti…
Gli unici che possono tuffarsi nella fatica dell’annunciare…

Fonte: Telegram | Pagina Facebook

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