Don Fabrizio Moscato – Commento al Vangelo del 10 Novembre 2020

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Per comprendere meglio questa pagina bisogna guardare a qualche versetto indietro…

C’è infatti la richiesta degli apostoli “Accresci in noi la fede!”, che viene dal sentirsi inadeguati dinanzi alla sfida del perdono cristiano “settanta volte sette” di cui Gesù aveva appena parlato… Quanta fede ci vuole per perdonare! E se ce ne vuole tanta, ed io ne trovo così poca, come fare?

Con la sua risposta, però, Gesù fa capire che quando si parla di fede non conta la quantità, ma la qualità. Abbiamo già fede, forse piccola quanto un granello di senape, ma capace, se attivata, di fare cose grandi, umanamente impossibili!
Quanti gelsi ben radicati sulla terra possiamo far piantare nel mare! Il primo a crederci è lo stesso Gesù!

Il Signore ci chiama dunque ad una fede “matura”, cioè provata, temprata, fortificata, una fede che è relazione profonda con il Padre, una fede in cui la vita è posta fiduciosamente nelle mani del Padre.

E per questo racconta la parabola del servo, che spiega bene questo rapporto… un servo rimane servo dinanzi al padrone, e lo serve senza aspettarsi nulla, perchè è fedele alla sua identità di servitore.

Il servo risponde con pienezza al rapporto con il suo padrone, non si tira indietro, lo vive fino in fondo, anche quando si attenderebbe il riposo…

Il servo sa che la sua vita è in relazione al suo padrone, è messa nelle sue mani… egli vive de-centrato, senza rivendicare nulla, senza attendersi nulla in cambio…

Ed io più del servo… Meglio del servo… Sono figlio di Dio preziosissimo… E, con fede, posso mettere la mia vita nelle sue mani… Posso fidarmi… Posso cedergli il timone anche nella tempesta…

Questa è fede matura.
Non in un padrone qualunque che comanda…
…ma in un Padre misericordioso che dona.

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