don Domenico Bruno – Commento al Vangelo del 7 Aprile 2019 – Gv 8, 1-11

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Quanto è bello giudicare. Più giudico e più mi sento meglio. Mi sento realizzato e libero da ogni peso… certo perché quel peso che mi appartiene cerco di buttarlo via e scaraventarlo addosso a qualcun altro!

L’uomo che giudica manifesta un bisogno proprio. Ma non ci pensiamo sia se riceviamo un giudizio, sia se lo esprimiamo su altri. Quando giudico qualcuno sto gridando il mio bisogno di sentirmi superiore e migliore, forse perché non sono mai stato apprezzato per quello che sento di valere.

Prima di agire o di parlare dovremmo chiederci il perché lo vogliamo fare.

Gesù è abile in questo: difende la peccatrice non per giustificare il suo peccato, ma per chiedere, a chi si fa giudice, di pensare ai propri peccati.

Il Signore gioca a Specchio riflesso (chi lo dice sa di esserlo!) e… funziona! Gesù sa che ciò che stanno criticando, corrisponde ad una parte di se stessi. Quindi fa emergere la verità in modo limpido e sereno, sarà questa a risolvere ogni dubbio.

Gesù chiama la peccatrice “donna” come chiamerà la madre. È il modo col quale le riconosce la dignità umana. Nonostante il peccato noi abbiamo la dignità di esseri umani, che il peccato ci rovina ma che il Signore ci restituisce.

  • Che esempio danno le mie parole?
  • Ciò che scrivo in internet lo penso con intelligenza o lo butto giù con la pancia?
  • Mi impegno a contare fino a dieci prima di esprimere (anche sui social) un qualsiasi pensiero!

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