don Domenico Bruno – Commento al Vangelo del 6 Marzo 2022

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Chi si purifica si orienta al vero bene

“Io credo anche se non pratico o pratico poco”, “Io non ho bisogno di pregare, il Signore lo porto nel cuore, ci parlo sempre con lui”, “Non ho bisogno di confessarmi o andare in chiesa, voglio bene a tutti, il Signore lo sa”.

Chissà quante volte hai sentito o hai detto questa frase.

Nella fede c’è chi pensa di dover “fare” per dimostrare a Dio o agli altri che crede, c’è chi pensa di non dover dimostrare a nessuno e nemmeno a Dio che crede, perché il Signore sa tutto, c’è chi crede che bisogna dire molte preghiere per essere un autentico credente.

È una visione distorta della fede. La fede è parole e atteggiamenti. Non “fare”, ma atteggiamenti.

La prima lettura ci ricorda che “Il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione” (Dt 26,4-10), cioè Dio ascolta le preghiere, ma vuole anche vederne la sincerità attraverso un riscontro pratico.

Gli eccessi sono un inganno del tentatore. San Paolo ci ricorda nella seconda lettura che “Con il cuore si crede, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza” (cfr. Rm 10,8-13). Paolo è chiaro: per essere salvati non basta il pensiero a Dio, ma che quel pensiero diventi parte di noi, si concretizzi e sia professato perché «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato» (cfr. Rm 10,8-13).

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Quando amiamo una persona tutto il nostro corpo ne parla: pensieri sempre rivolti a lei, cuore che scoppia di emozione, desideri di stare sempre insieme e fare qualcosa per la persona amata, parole più dolci e voce più serena, occhi vivaci… Com’è difficile trovare oggi un cristiano così.

Ci accontentiamo del minimo, Dio non lo sappiamo davvero amare come lui ama noi. Noi siamo il suo pensiero fisso, mentre noi abbiamo solo pensieri fisici, legati ai nostri bisogni umani, desiderosi delle cose materiali, delle creature piuttosto che del Creatore.

È questo che succede a Gesù nel deserto: il diavolo (colui che divide) cerca di allontanare il Figlio dal Padre, la creatura dal suo creatore e di inquinare il suo sguardo facendolo concentrare sui suoi istinti mondani piuttosto che sul Suo legame di sangue con Colui che a tutto provvede.

Sarebbe bello chiedere al Signore di purificarci il cuore, affinché vedendo le cose create non desideriamo fisicamente quelle, ma ciò a cui rimandano, cioè il Creatore che ha messo la sua immagine in ogni persona e con la sua bellezza ha firmato tutta la creazione.

Questo ci aiuterebbe ad amare davvero e renderebbe orribile ai nostri pensieri ogni forma di violenza.

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