don Domenico Bruno – Commento al Vangelo del 20 Marzo 2022

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Dio ci chiama ad esistere.

Quante volte abbiamo pensato “chi me lo fa fare?”, “ma che vita è mai questa?”, “che senso ha vivere?”. Questa e simili frasi non sono espressioni che possono appartenere a un cristiano serio. Il senso del nostro esistere non viene da qualcuno o da qualcosa, ma da Dio. Dio è l’essere, Colui che è, che esiste da sempre. Il nostro vivere è una partecipazione alla sua esistenza, con tutti dolori ma anche con tutte le gioie che la vita terrena può comportare.

Nella prima lettura (Es 3,1-8a.13-15) il Signore investe Mosè di un compito: far vivere il suo popolo andando anche contro il Faraone dicendogli che Dio è “Io-Sono”. Il Faraone, come tutte le persone che hanno un potere, è convinto che oltre al potere politico hanno il potere di dare o togliere la vita, di chiamare all’esistenza o meno. Anche i social ci fanno questa impressione: se sei attivo sui social o se risulti dalla ricerche su Google allora esisti. Se vinci un premio allora esisti e conti qualcosa. 

Per Dio non è così: Dio Padre genera la vita e genera ognuno di noi. Abbiamo il compito di vivere in modo significativo questa esistenza. Il significato profondo, però va cercato nella sua volontà e nella testimonianza di fede (cioè del rapporto che abbiamo con Dio) con la quale ci impegniamo a vivere ogni giorno, ogni relazione, ogni incarico…

Non si tratta di atteggiamenti spettacolari, ma ordinari e semplici frutto di una conversione di pensiero: non pensare come il mondo, ma pensare come Dio, avere il suo cuore.

Il Vangelo di oggi ce lo ricorda: il padrone della vigna dà ordine di eliminare quell’albero che non porta frutto, ma l’intercessione del vignaiolo lo supplica di aver pazienza affinché l’albero si riprenda e torni a portare frutto. 

Così è il Signore con noi, non ci elimina fisicamente solo perché siamo peccatori, ma attende che ci convertiamo, che sappiamo riconoscere il nostro peccato e impariamo a evitarlo. Ma perché questo sia possibile c’è bisogno di restare ancorati al terreno della fede che continua a nutrirci e a portare linfa di vita.

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Dio ama la vita, non vuole la morte.

  • In cosa senti di doverti ancora convertire?

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