don Cristiano Mauri – Commento al Vangelo del 6 Ottobre 2020

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Spezzare le catene

Il commento al Vangelo del giorno di don Cristiano Mauri.

Note per la comprensione del brano.

Gesù entra in un villaggio che, nei Vangeli, è il luogo della tradizione e della resistenza alle novità.

Una donna lo accoglie in modo corrispondente tanto al proprio nome – «Mar-ta» = padrona di casa – quanto alle tradizioni del suo tempo riguardo al ruolo della donna ben descritte in Proverbi 31, 10-ss: «…Si alza quando è ancora notte, distribuisce il cibo alla sua famiglia e dà ordini alle sue domestiche… Si cinge forte i fianchi e rafforza le sue braccia… Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso… Confeziona tuniche e le vende e fornisce cinture al mercante. Sorveglia l’andamento della sua casa e non mangia il pane della pigrizia».

È da ricordare che la nascita di una figlia era considerata una mezza disgrazia, che le donne erano escluse dall’insegnamento religioso e che il Talmud riteneva preferibile che le parole della Legge venissero distrutte dal fuoco piuttosto che essere insegnate alle donne.

Le sue parole lasciano trapelare sia un tratto di invidia nei confronti della libertà della sorella sia l’ostinazione a rimanere ferma nel ruolo tradizionale che le compete. Una sorta di «vorrei ma non posso», che sfocia in un’espressione tagliente, se non offensiva nei confronti stessi di Gesù, accusato di non curarsi di lei.

Marta resta fortemente aggrappata allo schema tradizionale della donna di casa e, contenta o no di restarci, oppone comunque una forte resistenza a guardare le cose da una prospettiva differente. Sentendosi dalla parte del giusto, giudica severamente la sorella e perfino il suo Maestro.

L’essere tutta affaccendata, per quanto in cose buone e utili, è invece, letteralmente, una «dispersione», uno spreco dunque. Il problema non è certo il suo darsi da fare o tantomeno il mettersi a servizio, ma lo spirito con cui lo fa.

L’impressione è che non abbia ancora accolto l’annuncio liberante del Vangelo, restando imprigionata nella logica dei doveri, senza riuscire a fare dell’amore il proprio criterio di vita.

Maria ribalta lo schema sociale del tempo prendendosi il posto degli uomini: in una libertà sovrana e disarmante, si mette seduta ai piedi di Gesù nella posizione del discepolo.

Ha ascoltato il Vangelo che consola gli oppressi e si è lasciata consolare. Ha scelto la libertà e se la tiene ben stretta potendo fare dell’amore la legge della sua vita.

Le parole di Gesù sono un sigillo. L’espressione «Ha scelto la parte migliore» andrebbe meglio tradotta con: «si è scelta un’eredità, una “porzione” che non le sarà mai tolta». Ma cosa ha scelto Maria? Ha scelto Gesù e l’annuncio di libertà nell’amore o di amore liberante che le sue parole portavano e che mai le sarà tolto.

Gesù elogia Maria che non si lascia più ingabbiare dalle distorte categorie tradizionali, non per l’atto di ribellione in quanto tale, ma per la scelta di autenticità. La elogia perché la sua è una vita da figlia, piena e compiuta.

Spunti per la riflessione sul testo.

La libertà di Maria è l’elemento più provocante.

Ed è così vero, ed è così dirompente, che si è tentato di rendere inoffensiva la forza di quel gesto consapevole, sovrano e rivoluzionario rispetto agli usi del suo tempo.

D’altronde, quello di Maria è un gesto di rottura, oltretutto di una donna. Inaccettabile.

Allora la si è buttata sul: Marta l’operosa e Maria la contemplativa. Oppure la si è usata come occasione per far la morale a chi “non sa scegliere Gesù”. O, ancora, come immagine della lotta a un certo iperattivismo dei cristiani.

Ma il suo è un atto di rottura frutto di enorme fede nel Vangelo come parola liberante e di fiducia in Gesù come Colui che viene per liberare.

Maria sembra credere alla lettera alla profezia letta da Gesù a Nazareth: «Lo Spirito del Signore… mi ha mandato… a proclamare ai prigionieri la liberazione… a rimettere in libertà gli oppressi» e si prende tutta la libertà che le viene offerta dal Suo Signore.

Chi compie segni di rottura lottando per la libertà propria e altrui, laddove ci sono sottomissioni inique, privazioni ingiuste di opportunità, ostacoli dolosi all’espressione delle proprie possibilità: chi fa questo, fa accadere il Vangelo, quand’anche non l’avesse mai letto.

Curioso che ancora così spesso nella Chiesa la parola «libertà» sia vista più come un problema da risolvere che come un dono divino da valorizzare, soprattutto per alcune categorie di persone.

Sarà mica un problema il Vangelo?

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