don Cristiano Mauri – Commento al Vangelo del 26 Ottobre 2020

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Intellettualmente onesti

Il commento al Vangelo del giorno di don Cristiano Mauri.

Note per la comprensione del brano.

La serie di discorsi e insegnamenti che Gesù stava tenendo fino ai versetti precedenti a questi, viene interrotta da questo improvvisa notazione di tempo e luogo – il sabato e la sinagoga – che aprono il racconto di un episodio.

Luca fa entrare subito il personaggio chiave, la donna curva. Stando alla lettera del testo, è tutta pervasa da uno «spirito di debolezza», cioè di malattia, che si è diffuso in tutto il suo corpo causandone l’incurvatura (il testo allude a una deformazione della parte bassa della colonna).

Il danno è tale da renderla, letteralmente, «incapace di raddrizzarsi completamente». Una tale menomazione e la sua irrimediabilità impressionava fortemente gli antichi, essendo lo stare in posizione eretta, unito alla vista, al discernimento e alla parola, un elemento che distingueva l’uomo dagli animali avvicinandolo agli angeli.

La donna si trova così privata di una parte della sua umanità e di un elemento di contatto con il divino. A questo vanno uniti il dolore, l’umiliazione e l’emarginazione sociale che certamene accompagnavano la sua condizione.

Lo sguardo di Gesù anzitutto la toglie dal suo isolamento e rivela i tratti di un Dio che non resta indifferente al dolore e alle ingiustizie di alcuno dei suoi figli e delle sue figlie.

Allo sguardo segue la parola che costringe la donna ad avvicinarsi e a lasciare la posizione in cui si trova (forse la parte riservata alle donne, se già era in vigore la separazione nelle sinagoghe, più probabilmente l’angolo in cui potesse nascondere la propria deformità).

L’imposizione delle mani e la rapidità della guarigione segnalano il carattere divino dell’evento. La guarigione immediata e totale è qui opera di Dio e non dell’uomo, come subito la donna riconosce cantandone le lodi.

Al vedere tutto questo, il capo della sinagoga «ribolle» e non tarda un secondo a far piovere su Gesù il proprio giudizio morale. Ai suoi occhi è stato compiuto un lavoro esercitando un arte medica, cosa che la legge del sabato non consentiva.

Ciò che è invece avvenuto, e il capo non comprende, è una liberazione divina, cosa che non solo rispetta il sabato ma ne rappresenta il senso più pieno.

Gesù smonta la critica evidenziandone l’ipocrisia: se di sabato si è disposti a «liberare» gli animali, a maggior ragione non si dovrebbero liberare le persone? Il Dio che si celebra nel sabato è il liberatore del suo popolo e non c’è modo migliore di onorarlo che essere a propria volta dei liberatori.

L’argomento incontestabile del Maestro chiude la questione, facendo scendere il silenzio sugli avversari ma accendendone ulteriormente la rabbia.

Spunti per la riflessione sul testo.

Il passaggio dal riconoscersi in un valore alla sua messa in atto effettiva non è cosa affatto banale.

Per fare esempi semplici e immediati: quanto tempo impieghiamo a scegliere un regalo importante per dirgli il nostro affetto? Che fatica richiede trovare le parole giuste per difendere una posizione in cui crediamo? Come è facile che la discrezione divenga distanza e l’interesse sia scambiato per invadenza?

Capita poi ovviamente che quel che si realizza, alla fine, sia quasi sempre una approssimazione di ciò che si avrebbe voluto ottenere effettivamente.

Se si trascura tutto questo, se lo si affronta superficialmente oppure se si pretende di risolverlo una volta per tutte, si corre il rischio che i modi concreti con ci impegniamo per una determinata convinzione, pian piano divengano sempre meno adeguati, finendo addirittura con il tradirla.

Come quando si fa un regalo clamorosamente sbagliato o un complimento totalmente fuori luogo.

Gesù non mette in discussione il sabato in quanto tale, bensì le prescrizioni rituali e le abitudini diventate norme ad esso collegate, che ormai tradivano il senso del valore stesso. Da giorno di liberazione era diventato occasione di oppressione.

La sua presa di posizione nel brano di oggi stimola anche noi ad essere sempre vigilanti e sanamente critici rispetto alle forme, ai tempi, ai modi con cui diamo concretezza a ciò cui crediamo e ai valori su cui investiamo.

Non sempre è facile, ma è sempre possibile, a patto di conservarsi intellettualmente onesti. […] Continua qui…

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