don Cristiano Mauri – Commento al Vangelo del 20 Ottobre 2020

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Notti insonni

Il commento al Vangelo del giorno di don Cristiano Mauri.

Note per la comprensione del brano.

I versetti in oggetto sono parte di una sezione più ampia che si conclude al numero 48 del capitolo 12 e che porta all’attenzione di chi legge due temi evangelici importanti quanto esigenti: la vigilanza e il servizio, che una codifica più moderna chiamerebbe lucidità e responsabilità.

Il primo invito di Gesù ai discepoli ha una forte valenza simbolica.

Se il cingere i fianchi era il gesto ordinario di chi si metteva in viaggio o al lavoro – dunque di chi era pronto – unito al simbolo della lanterna accesa diviene un immediato richiamo alla partenza pasquale dell’esodo dall’Egitto, che si riteneva essersi svolta di notte, come gli altri grandi avvenimenti della storia della salvezza.

Anche l’arrivo del Messia era atteso per mezzanotte, dunque i discepoli sono coloro che attendono il loro Signore mentre tutti gli altri dormono.

Gesù li sta così invitando alla profonda consapevolezza del tempo che vivono, a fissarsi su ciò che è essenziale, leggeri e pronti a far la loro parte.

L’immagine parabolica successiva richiama quella di un podere familiare in cui lavorano degli schiavi che, ovviamente, non conoscono orario di lavoro e sono tenuti ad attendere il padrone di ritorno da un banchetto. 

L’atmosfera è di lavoro che può essere dunque anche carica di fatica e di trepidazione. Ma a prevalere è la certezza del ritorno con la conseguente liberazione e gioia, dunque l’esortazione a perseverare ha più i toni dell’annuncio di una soddisfazione imminente che di uno sforzo permanente.

Anche i discepoli attendono e lavorano, ma nella consapevolezza piena e gioiosa dell’essere raggiunti, consolati, liberati e “felicitati” dal loro Signore.

Il giusto atteggiamento, la responsabilità, la serietà nel lavoro sono la prima ragione di beatitudine, prima della pienezza definitiva.

La liberazione ha la forma di un ribaltamento dei ruoli che richiama il cuore del Magnificat: il Dio di Gesù è il Dio che si fa servo della felicità dei suoi figli.

Spunti per la riflessione sul testo.

Il pensiero oggi mi è corso subito a tutti coloro che non possono permettersi di dormire o riposare, a quelli che non riescono o non vogliono farlo.

Il pensiero di un figlio malato, i clienti che non fanno più ordini, la scuola da mandare avanti, il lavoro da finire, l’infelicità di una persona amata, i pazienti da salvare, gli operai a cui dar da lavorare, una relazione che si è inceppata, i conti da far tornare, un fratello lontano, un grave conflitto tra due amici e poi ancora molto, molto altro.

Uomini e donne che attendono una salvezza, ma che con il loro insonne e quotidiano impegno sono già, in qualche modo con il loro fare e almeno nell’intenzione, salvezza per qualcun altro.

Se non sempre hanno il sorriso sulle labbra, hanno un senso profondo di speranza, di tenace perseveranza e di umile fierezza nel cuore, che non sbandierano e che custodiscono nascosto con geloso pudore.

Faticano a chiamarla fede, non osano dirsi che il Signore è con loro, ma è così. Tanto più per il loro considerarsi indegni. È già la loro salvezza.

Gente che vive Pasque quotidiane senza nemmeno saperlo, celebrando e rendendo presente con il loro anonimo fare la venuta del Signore.

Gente qualsiasi. Quella che ciascuno di noi almeno qualche volta è stato ed è.

Il Vangelo accade ed è attuale non perché lo si spiega in modo moderno, ma perché c’è chi ogni giorno lo rende vivo e presente. […] Continua qui…

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