don Cristiano Mauri – Commento al Vangelo del 2 Ottobre 2020

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Ti vedo, ti ascolto.

Il commento al Vangelo del giorno di don Cristiano Mauri.

Note per la comprensione del brano.

L’occasione dell’episodio è data da una domanda dei discepoli, fatta senza ragioni particolari. L’apertura del brano – «In quel momento» – serve a Matteo per mantenere il flusso narrativo ma non lega necessariamente al contenuto precedente.

La domanda generale riguarda «il più grande» nel Regno dei cieli. Il termine qui utilizzato indica una grandezza in senso gerarchico, di rango e dignità. La risposta di Gesù svela il fatto che i discepoli si riferiscono alla loro posizione nel regno futuro.

Il Maestro non risponde direttamente ma chiama un bambino dicendo ai suoi che devono «cambiare» per diventare come lui. Non parla di conversione, propriamente, ma di una trasformazione profonda che tocca tutta l’esistenza.

Ridiventare bambini è ovviamente impossibile, ciò che è chiesto è dunque uno stile di vita così radicale da apparire contrario a quel che viene per natura.

Per comprendere come sia possibile e cosa Gesù intenda va tenuta in considerazione l’espressione usata come punto di contatto tra bambini e discepoli: quel «farsi piccoli» che nel testo originale è reso col verbo  tapeinoo (= rendere basso).

Colui che sta in basso è insignificante, impotente, irrilevante, debole e precario. Come i bambini del tempo di Gesù che godevano di uno status sociale inconsistente.

Il termine usato qui da Matteo per indicarli – paidion – veniva usato anche per gli schiavi, il che aiuta a comprendere l’accento di scarsa considerazione sociale che l’evangelista vuol dare.

I discepoli devono consapevolmente e deliberatamente scegliere quella bassezza, da non intendersi solo come umiltà, ma come stile di vita a tutto tondo: accoglienza di poveri e piccoli, rifiuto degli onori, rinuncia a scalate gerarchiche e a conquiste di potere, mitezza e disponibilità al perdono.

Il Vangelo chiede il capovolgimento dei criteri mondani per comprendere la logica di Dio. Uno speciale rapporto di intimità con Dio (gli angeli che vedono il suo volto) è garantito proprio a chi è così in basso, una prossimità che normalmente è preclusa agli uomini.

Spunti per la riflessione sul testo.

Abbiamo bisogno del riconoscimento altrui. Un altro o un’altra che, in un modo o nell’altro, ci riconoscano come un bene e ci dicano degni di uno sguardo.

Avvertire che la nostra vita è ascoltata, accolta, accompagnata, custodita.

Ricevere apprezzamenti per il buono che si realizza, comprensione per gli errori che si commettono, pazienza per le lentezze, incoraggiamento nei nostri fallimenti: il riscontro delle persone che abbiamo attorno è fondamentale, non solo per crescere bene, ma per vivere una vita buona.

I discepoli si ritengono capaci di dominare e aspirano a farlo, pensando che la chiave della vita stia nel sopravanzare l’altro ottenendone l’obbedienza, l’ammirazione, la soggezione con la forza, senza dover dar nulla in cambio.

Estorcere riconoscimento senza offrirne. Così fa chi si trova in cima.

Il Maestro li riconduce alla loro semplice umanità: accettate di dover vivere del riconoscimento altrui così com’è, quando e per quanto arriva; ma soprattutto offritelo, in special modo a chi non è ritenuto degno di alcun riconoscimento.

Nella dinamica tutta umana del ricever il riscontro altrui e dell’offrire il proprio c’è scritta un’altra pagina di Vangelo.

Che non chiede certo di intraprendere ascetismi folli di rinuncia ad ogni riconoscimento, ma piuttosto di vivere con intensità, umiltà e grande generosità di cuore la straordinaria possibilità di dire all’altro e di ascoltare per sé: tu sei un bene prezioso.

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