don Cristiano Mauri – Commento al Vangelo del 11 Settembre 2020

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Il commento al Vangelo del giorno di don Cristiano Mauri.

Note per la comprensione del brano.

L’insegnamento di Gesù, avviato dopo la chiamata dei Dodici e inaugurato dall’annuncio delle Beatitudini, prosegue qui con alcuni detti di carattere metaforico, che si agganciano direttamente al tema del giudizio dell’altro, trattato nei versetti precedenti.

Il primo insegnamento chiama in causa la formazione e la maturazione umana-spirituale dei discepoli e di tutti coloro che intendono vivere il Vangelo dentro la una comunità di fratelli.

Dietro a questo detto c’è, forse, la preoccupazione di Luca per le tensioni presenti nelle comunità e causate dal fatto che alcuni, ritenendosi presuntuosamente degli illuminati, avevano la pretesa di guidare i credenti più semplici, senza avere però l’adeguata preparazione e la giusta disposizione.

Costoro, convinti di vedere bene, sono in realtà ciechi che fanno correre anche ad altri il rischio di incappare in cadute rovinose.

Nessuno deve arrogarsi da sé il titolo di maestro e nessuno ha il diritto di attribuirsi patenti di superiorità.

Luca lo ribadisce anche nel detto successivo sul rapporto tra discepolo e maestro: il discepolo non è al di sopra del suo maestro ma nemmeno di alcun altro suo pari.

Chi si ritiene tale, è proprio colui che è cieco e carente nella formazione al messaggio del Maestro. Ciò che invece il discepolo deve fare per essere perfettamente istruito, è diventare come il suo maestro, apprenderne lo spirito e gli insegnamenti, assumere le sue pratiche.

Il vero credente, cioè, non ha altro da fare che crescere nella somiglianza di Cristo, senza (pre)occuparsi di altro.

Il concetto è, infine, ulteriormente ribadito dal famoso detto della pagliuzza e della trave.

Il dito, qui, non è puntato su qualsiasi tentativo di correzione del fratello, bensì sulla posizione da cui viene fatto, sull’atteggiamento che lo caratterizza, sulle ragioni che lo muovono.

Il problema vero, quando si vuole compiere un’operazione delicata come levare una pagliuzza, dice Luca, è la propria vista. Mentre si guarda all’occhio altrui, si è sicuri di ciò che si vede, della propria valutazione, delle proprie capacità di estrazione? Cioè: il proprio sguardo è benevolo? L’intenzione di bene è autentica? Si comprendono rischi e ripercussioni di eventuali errori?

L’ipocrisia, in questo caso, non è da intendersi come falsità cosciente, ma va letta come accecamento incosciente, secondo la concezione biblica antica. È il rischio di essersi fatti un’immagine deformata dell’altro, di se stessi, della circostanza e di ciò che occorrerebbe per risolverla.

Questo «tu» pensa di fare del bene senza rendersi conto del danno che sta compiendo. 

Spunti per la riflessione sul testo.

C’è un gran bisogno di gente che ci veda bene.

Che con il cuore traboccante di Vangelo sappia leggere i tempi, interpretare le situazioni, comprendere i vissuti, intuire le domande, definire cause ed effetti, orientare decisioni.

Mentre si spaccia questo insegnamento di Gesù per il moralistico e deresponsabilizzante precetto: non criticare mai niente e nessuno, c’è qui invece una chiamata più forte, decisiva e radicale: procurati di vedere bene.

Mettiti in discussione, lavora su di te, permetti al Vangelo di modellarti: è la carità più grande che tu possa fare a coloro che incontrerai.

Se sei cieco, non te ne accorgi e fai danni dicendo e compiendo sciocchezze, la tua cecità non è una scusante ma un’aggravante e le buone intenzioni non bastano affatto.

Se sei cieco e te ne accorgi, non c’è modo migliore di vivere il Vangelo che cercare di guarire, impegnandoti in prima persona e facendoti aiutare da chi già vede bene e sa dove mettere le mani per curarti.

Ah, e la critica – intesa in senso proprio – non è affatto anti-evangelica, perché Gesù ha criticato, eccome, con grande franchezza ed estrema puntualità e le sue opere sono tutte Vangelo.

La condanna senza appello, l’umiliazione, la denigrazione, quelle sì che fanno a pugni con il Vangelo. Ma è un’altra storia.

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