don Cristiano Mauri – Commento al Vangelo del 11 Aprile 2019

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Che Lotta!

Commento al Vangelo del giovedì della quinta settimana di Quaresima (Gv 8,51-59) di don Cristiano Mauri.

Link al video

Trascrizione parziale del video (qui tutta)

Gesù riprende parola all’interno della grande controversia con i suoi antagonisti, che copre quasi tutto l’ottavo capitolo di Giovanni.

Afferma in modo solenne che esiste una via per evitare la morte ed è quella di custodire le sue parole nell’obbedienza, facendone il punto di riferimento della propria esistenza.

Nel linguaggio del Gesù di Giovanni, la morte è la separazione da Dio e la «vita piena» è la perfetta comunione con Lui – il Padre che dà la vita – in un rapporto indistruttibile.

In questo senso, la «vita piena» non annulla la morte naturale, ma la svuota di ogni potere, poiché chi è in unione con Dio non può perdere la vita definitivamente.

I Giudei fraintendono, credendo che Gesù pretenda invece di cancellare con la propria parola la morte terrena e per contestarlo si rifanno ad Abramo: se uno così grande non ha saputo sconfiggere la morte, come potrà farlo lui?

Sono ormai certi della sua possessione demoniaca. La sua pretesa può essere solo frutto di pazzia o di una arroganza che intende attribuirsi i poteri divini. Neanche troppo velatamente, insinuano una sua ricerca di gloria e di riconoscimento.

Gesù li smentisce ritornando su argomenti che già ha usato. Afferma che da sé non può e non è nulla, tutto gli viene dal Padre e niente di ciò che fa avrebbe valore se avesse come scopo l’autoglorificazione.

È il Padre a glorificare Gesù, rivelandosi in lui; proprio quel Dio che i Giudei dicono di conoscere ma dal quale sono invece lontani. Non riconoscere Gesù come colui in cui Dio è presente dimostra come non abbiano idea di chi sia davvero il Padre suo.

Nel riprendere il riferimento ad Abramo, Gesù fa precipitare le cose. Al padre di Israele fu concesso di ammirare, come in visione, la sua venuta, intendendo con ciò i tempi del Messia che avrebbe compiuto ogni promessa.

I Giudei ancora fraintendono le sue parole (pensano che pretenda una contemporaneità cronologica con Abramo) e alla loro obiezione Gesù risponde con la formula di rivelazione divina anticotestamentaria – «Io Sono» – che qualificava Dio stesso.

Ciò che per il lettore suona come una verità di fede – Gesù è Dio -, alle orecchie dei Giudei è una bestemmia, per la quale valeva la pena di morte . Ma non è ancora l’«ora» di Gesù che si mostra sovrano nel decidere del proprio destino, sfuggendo agli avversari.

[…]

Leggi tutta la trascrizione del video sul sito di don Cristiano.

[box type=”info” align=”” class=”” width=””]Qui puoi continuare a leggere altri commenti al Vangelo del giorno.[/box]

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Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno.

Dal vangelo secondo Giovanni
Gv 8, 51-59

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ”È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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