don Antonio Savone – Commento al Vangelo del 3 Settembre 2020

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Sulla tua parola…

Accade sovente di ritrovarsi come ad un punto morto. Quasi con evidente senso di disfatta, ci tocca rivestire i panni (molto stretti, peraltro) di chi, ancora una volta, deve raccogliere i cocci di energie profuse a iosa ma senza alcun risultato se non quello amaro del fallimento. Iniziative su cui si contava come punti di svolta, progetti accarezzati come risolutori, occasioni intraviste come favorevoli, persone che avevano tutta la parvenza di essere il volano di nuove possibilità, non poche volte sono soltanto un ricordo risentito. Tutto vorrebbe convincerci, una volta di più, che tanto nella partita della fede quanto in quella della vita, meglio tirare i remi in barca e smettere di frequentare soluzioni che sono tali solo nella fantasia, non già nella realtà. Già, perché se non lo avessimo ancora capito, la realtà è un’altra, come confessa candidamente Pietro al suo Maestro: “abbiamo faticato tutta la notte, ma invano”. Bando alle illusioni: la realtà è che ci ha rimesso sonno e fatica. Per cosa, poi? Per nulla. Quando tutto ti va storto, non c’è preparazione o esperienza che tenga. La vita è solo questione di fortuna, ripetiamo noi che pure continuiamo a professare altro, accodandoci al coro di quanti ritengono che la vita non abbia alcuno sbocco ultraterreno!

E anche in un simile frangente (come in tanti altri, del resto), potremmo darci la mano con Pietro che registra con lucidità gli inutili tentativi di una pesca infruttuosa. Sembra quasi che tutto ci remi contro. Avessimo almeno un santo a cui votarci. Manco quello! Hai voglia a dire che è solo questione di buona volontà! E siccome – si dice dalle nostre parti – il cane morde chi va già con abiti rattoppati, cosa ci si può aspettare ancora?

Una sorta di pensiero fisso finisce per convincerci che la nostra vicenda non sta a cuore a nessuno. Manco a Dio. Tutto è soltanto un inutile inganno per tacitare domande e argomenti che se affrontati seriamente, metterebbero in discussione un intero apparato religioso e socio-culturale.
Tuttavia, a noi che lo sentiamo così vicino, è Pietro stesso a dirci che qualcosa di diverso può accadere quando, pur nella sconfitta, qualcuno non ti umilia rimarcando il fallimento ma usa parole e gesti che ti lasciano intravedere una nuova fecondità, qualcuno che già con la sua presenza permette di dire: sì… ma… “Abbiamo faticato tutta la notte… ma sulla tua parola getterò le reti”.
Le cose possono prendere una piega diversa quando qualcuno non ha paura di chiedere la disponibilità di ciò di cui sono capace: prestare una barca, appunto. E nonostante sia la barca di un peccatore, osi salirci sopra.

Proprio quello che continua a fare con noi il Signore ripetendoci che l’avventura umana non è mai una strada senza uscita. Ma forse è necessario non perdere di vista cosa voglia dire “avventura”: una “vicenda che si svolge in modo imprevisto e al di là dell’ordinario” (Pino Scabini). Per questo, persino una notte di pesca senza alcun risultato, come per Pietro, o una situazione di incertezza sul futuro, possono diventare l’occasione di cui il Signore si serve per manifestarci la sua chiamata.
L’avventura tra Dio e l’uomo inizia sempre così: con l’osare chiedere ciò di cui tu disponi. A Pietro chiede la barca, alla donna di Samaria chiederà la disponibilità della sua brocca. Se accetti di sbilanciarti, gli occhi cominciano a intravedere frutti rimasti a lungo invisibili.

Prendi il largo… ovvero, smettila di stare nella vita solo sulla base di calcoli e previsioni. Non bastano le nostre mappe come non bastano le nostre reti. Non è questione di esperienza o di bravura o di saperci fare. È questione di fede: si tratta di credere, infatti, che proprio le zone d’ombra del nostro esistere e del nostro operare, sono i crocevia nei quali Dio ci attende perché decidiamo se ritirarci risentiti o osare ciecamente. Tra ragioni di Dio e ragioni dell’uomo: qui si gioca tutto. A noi la scelta, mai definitivamente compiuta.


AUTORE: don Antonio Savone
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