don Antonio Savone – Commento al Vangelo del 16 Marzo 2022

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Se non fosse per il dramma cui Gesù fa riferimento, la scena riportata dal vangelo avrebbe tutti i tratti del ridicolo. Il maestro è lì a confidare ciò che gli sta davanti – una vera e propria tragedia, come sappiamo – e i discepoli – incapaci persino del rispetto dovuto a chi confida il peso che porta dentro di sé – ad avanzare pretese, vittime come sono del veleno della competizione, dell’arrivismo e della prepotenza. Come si fa a perseguire logiche di potere quando l’aria che si respira è quella della passione e del fallimento? Eppure… gli interessi di bottega hanno la meglio persino sulla decenza. E non era neppure la prima volta.

Per questo, ci è proposto una vera e propria rivisitazione dei nostri desideri, un vero e proprio viaggio nel più profondo del nostro cuore. Me lo immagino il Signore Gesù mentre ripete a noi la domanda rivolta un giorno a due discepoli della prima ora: “Cosa volete che io faccia per voi?”. Tu cosa cerchi? Cosa desideri? Che cosa ti sta davvero a cuore?

Il cuore di ciascuno di noi ospita delle vere e proprie spinte che indirizzano in un modo o in un altro scelte e orientamenti. Che cos’è, infatti, il desiderio se non quella forza che fa intravedere quale progettualità assumere e verso quali orizzonti incamminarsi? Ora, non tutti i desideri si equivalgono e non tutti possono e debbono essere soddisfatti. Per questo è necessario compiere un vero e proprio discernimento, per non ritrovarsi determinati a scegliere qualcosa che non è conforme al vangelo. Certo, nessuno accetta di buon grado un’esistenza trascorsa nell’anonimato. È innato il nostro bisogno di essere accolti, riconosciuti e stimati.

La richiesta della madre di Giacomo e Giovanni – non diversa da quella degli altri dieci, i quali non tardano a manifestare le loro rimostranze perché non sopportano di essere scavalcati – svela quale desiderio muove e orienta la loro esistenza: voler essere i primi. E questo a ogni costo, anche a prezzo di risultare sfacciati: sia fatto secondo la mia volontà. Non hanno, forse, questa tonalità tante nostre richieste consegnate in forma di preghiera e che a noi sembrano più che legittime? Quante frustrazioni nel non vedere esaudite certe nostre suppliche! Abbiamo davvero chiesto il bene per noi? Non attraversa anche noi la ricerca del prestigio e del potere? Chi di noi accetta di buon grado servizi umili e postazioni irrilevanti?

Stando al vangelo, il problema non è voler essere i primi. Gesù non condanna l’ambizione di riuscire. Noi siamo chiamati a riuscire nella vita, ma egli sposta l’orizzonte della domanda, come a dire che la strada per riuscire non è quella imboccata. Quella è una strada chiusa. Il primo posto, infatti, si conquista con il dono. Il primo posto si ottiene nella misura in cui si è disposti a bere al calice di una vita non trattenuta. È un passaggio mai del tutto compiuto quello dall’amore del potere al potere dell’amore.

Tra voi però non è così…
Se la logica che regge il mondo è quella del servirsi degli altri, lo stile che vige all’interno della comunità cristiana è il porsi a servizio degli altri. È possibile vivere diversamente, così come Dio desidera e come il Figlio Gesù ha mostrato. È possibile vivere i rapporti secondo la logica della dedizione e del prendersi cura e non della prevaricazione. È possibile un’esistenza fatta di gesti non interessati. È possibile vivere i rapporti senza dover assoggettare qualcuno.

Il profumo del vangelo continua ad espandersi là dove ci sono comunità contrassegnate da spirito di servizio, da relazioni generose e disponibili.
Il profumo del vangelo si espande là dove c’è qualcuno disposto a bere il calice come il maestro, vale a dire ad andare con lui fino in fondo anche a prezzo della propria esistenza.

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Il profumo del vangelo si espande là dove c’è qualcuno che vive da battezzato, immerso interamente nella vita così come accade, anche con il suo carico di sofferenza e di morte.

Il profumo del vangelo si espande là dove non ripetiamo riti vuoti ma assumiamo atteggiamenti che sono il prolungamento della presenza del Signore Gesù in mezzo a noi. Grati non per i riconoscimenti ricevuti, ma soltanto per aver rotto il gioco perverso delle competizioni.


AUTORE: don Antonio SavoneFONTE CANALE YOUTUBETELEGRAM

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