Don Antonio Mancuso – Commento al Vangelo del 23 Marzo 2020

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“Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino”.
Tutta la nostra fede si gioca su una Parola… su una promessa.
Se crediamo… se siamo discepoli… è perché un giorno siamo stati raggiunti da Lui attraverso una Parola di salvezza.

Come quell’uomo del vangelo, anche noi ci siamo messi in cammino dopo avere “sentito”, percepito, ricevuto questa Parola… questa certezza… la certezza di una felicità piena che in termini tecnici si chiama salvezza.

Purtroppo, a volte, anzi spesso, questa certezza ce la dimentichiamo.
Presi dalla routine quotidiana… presi dalle “nostre cose”… presi dai nostri problemi e dai nostri errori… ci dimentichiamo l’origine del nostro cammino di fede.

Oggi, voglio lasciarvi con un esercizio.
Raccoglietevi un po’ di tempo e fate memoria dell’origine del vostro cammino di fede. Attenzione, però, non sto parlando del catechismo o necessariamente di quando eravate piccoli…no! Mi riferisco a quel momento… quel periodo… quell’evento che vi ha “messo in moto”, che ha iniziato a farvi pregare… ad andare a messa… ad ascoltare le “cose di Dio”, ha vedere la realtà in un modo diverso…
Pensate, insomma, al vostro innamoramento con Gesù… all’inizio della vostra storia. Solo voi potete sapere quando è avvenuta… di sicuro quell’evento vi ha riscaldato il cuore, vi ha messo pace, vi ha dato una forza in più.

Ecco… periodicamente, abbiamo bisogno di fare memoria grata dell’inizio della nostra conversione… quando tutto è iniziato… per ritornare a sperimentare quella pace… quella forza nei momenti difficili, nei momenti di crisi…

Quell’uomo crede alla parola di Gesù… si mette in cammino… e vede il miracolo…

Anche per noi… tutto questo è possibile!

 

Fonte

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Sfogo di un prete in isolamento!

Voglio essere sincero: questo isolamento mi sta iniziando a pesare!
Questa notte sento il bisogno di dare sfogo alla mia sofferenza!
Soffro… soffro nel non utilizzare tutti i miei sensi.
Mi manca abbracciare mio fratello, baciarlo nella testa, fargli la benedizione sulla sua fronte larga perché senza capelli. Mi manca sapere che non posso farlo quando voglio.
Mi manca prendere in braccio il piccolo Alessandro, spupazzarmelo e baciarlo a tradimento mentre è in braccio a suo padre o a sua madre. E mi mancano tutti i bambini dei miei amici… mi mancano da morire!
Mi mancano i miei seminaristi… i loro volti… i loro sorrisi… i loro abbracci… e anche le loro lamentele!
Mi manca non potere salutare le persone come sono solito fare.
Mi mancano i loro odori… sì, perché ognuno di noi non solo emana odori… ma anche li riconosce!
E io li riconosco tutti gli odori delle persone che amo.
Mi mancano i loro profumi… anche quelli che non mi piacciono… perché ogni profumo si personalizza nella pelle di chi lo porta.
Odio la puzza di sigaretta, l’ho sempre odiata (i miei genitori fumavano!), ma ho imparato ad amare l’odore di tabacco nei vestiti delle persone della mia vita. Mi manca anche questo odore… perché addosso a chi ami, la puzza diventa odore. E mi manca!
Mi mancano i saluti guancia a guancia.
Quanto dura il tocco guancia a guancia? Forse un secondo e neanche… ma è un’eternità… dice tutto, tutto quello che le parole non possono esprimere in un secondo.
Mi manca il contatto ruvido e solleticante della guancia degli amici con la barba;
il contatto caldo degli uomini e fresco delle donne!
E non parliamo delle anziane… la pelle morbida anche se rugosa… l’odore di lacca nei capelli e di trucco nel viso… e il loro profumo… è sempre dolce il profumo delle donne anziane.
Mi mancano gli abbracci… tutti i tipi di abbracci! Quelli timidi… quelli a ponte… quelli prolungati… quelli col corpo… quelli solo con la testa!
Sì, perché ogni abbraccio e ogni tipo di abbraccio racconta una relazione… e la distanza tra i due corpi segna il confine di protezione delle due persone… meno è la distanza (fino ad annullarsi) meno hai la necessità di proteggerti da quella persona!
Occhi dentro gli occhi, mi manca anche questo… e non è la stessa cosa vedere gli occhi dietro ad uno schermo. Anzi… spesso mi fa crescere il desiderio della carezza… del contatto.
Mi manca la stretta di mano. Anche quella è personale e personalizzata. Ci sono le mani fredde, gelide… mani piccole… mani forti… mani mosce… strette di mano energiche… mani lisce… mani ruvide e mani calde… mi mancano tutte le vostre mani!
Le voci amplificate dai social non mi piacciono più… sono innaturali… sono troppo forti o troppo deboli… e non è la stessa cosa parlare di presenza o parlare al telefono. Quando parli di presenza stabilisci tu le distanze… la posizione dei corpi. E l’altro lo senti con tutto il corpo.
Mi devo vergognare di tutto questo? E perché? Dio si è fatto carne… corpo… Lui sì che mi capisce!
Si sta creando un vuoto… un vuoto tra me e chi amo… un vuoto nel quale cresce il desiderio… ed è stupido pensare che questo vuoto possa essere colmato dalla tecnologia. Questa è solo un surrogato. Come quando nelle macchinette prendi la “bevanda al gusto di… cioccolata”, ecco, non ti illudere, non stai prendendo una cioccolata, ma un surrogato, una bevanda al gusto di…
E così, con la tecnologia non vivi le relazioni, ma solo surrogati… perché senza i sensi non ha senso nulla.
I sensi che non uso più… li rivivo nel pensiero, nella fantasia e nel ricordo. Un ricordo che non è nella mente, ma nel corpo. Io vi ricordo nel mio corpo, perché io mi relaziono con il mio corpo… e siete tutti là, perché senza passare dal mio corpo non sareste dentro al mio cuore!
E siete nella mia preghiera. Solo la preghiera mi placa!
La sera, prima di addormentarmi, “accucciato” sotto le coperte, chiudo gli occhi e parlo con Dio e vi presento a Lui… davanti a Lui vi stringo, vi accarezzo, vi bacio, vi spupazzo, vi abbraccio, vi odoro: Signore, provo nostalgia, tristezza e dolore per il vuoto e la distanza… tristezza e dolore per il desiderio del ritorno… te li affido… fammi sentire i loro odori… i loro corpi… i loro calori. E il Signore mi esaudisce… per un istante… vi sento… e mi scende una lacrima.