don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 8 Aprile 2020

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CRISTO SI CONSEGNA A NOI PER CONSEGNARSI IN NOI

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Giuda tradisce Gesù, lo consegna e lo uccide, ma è solo l’aspetto visibile della vicenda. Nell’ombra, nascosta agli occhi della carne, scorre una trama che ha per protagonista Gesù stesso: “Quando pensiamo al ruolo negativo svolto da Giuda dobbiamo inserirlo nella superiore conduzione degli eventi da parte di Dio. Il suo tradimento ha condotto alla morte di Gesù, il quale trasformò questo tremendo supplizio in spazio di amore salvifico e in consegna di sé al Padre. Il Verbo “tradire” è la versione di una parola greca che significa “consegnare”. Talvolta il suo soggetto è addirittura Dio in persona: è stato lui che per amore “consegnò” Gesù per tutti noi. Nel suo misterioso progetto salvifico, Dio assume il gesto inescusabile di Giuda come occasione del dono totale del Figlio per la redenzione del mondo” (Benedetto XVI). Nella Passione è Gesù che conduce gli eventi.

Il suo amore lo porta ad attirare a sé, a “far intingere nel proprio piatto la mano” del proprio assassino. A prendersi la sua vita! E’ l’amore, sine glossa. Esso sboccia, maturo, nell’attimo favorevole stabilito dal Padre, la Pasqua. Per questo, come già duemila anni fa, riconoscendo che “è giunto il suo tempo”, Gesù invia i discepoli a preparare concretamente la Pasqua presso la sala dove, come ogni famiglia o gruppo di famiglie (e come faremo in quest’anno così speciale), dopo il sacrificio comune dell’agnello al Tempio, si sarebbero recati per celebrare il Seder. Come loro, abbiamo solo bisogno di un “tale” che ci indichi “dove preparare la Pasqua”, immagine della Chiesa. Perché senza Cenacolo non c’è Pasqua. E sappiamo che preparare la sala e la Pasqua significa, fondamentalmente, cercare hametz, il lievito vecchio di menzogna e malizia che il demonio ha impastato con la nostra vita. Cerchiamolo allora, alla luce della Parola che ci viene annunciata in questi giorni santi: mettiamoci umilmente sotto la sua luce, sovrapponiamo le nostre attitudini, i pensieri e i gesti a quelli di Gesù. Tutto quello di noi che non c’entra con la sua umiltà, mitezza, amore, è hametz, lievito che avvelena la nostra vita. Gettiamolo via, confessandoci e andando a chiedere perdono a chi abbiamo fatto del male.

Purifichiamo il nostro cuore nella misericordia di Dio e poi andiamo a cercare i frammenti malvagi che abbiamo lasciato intorno a noi, e che hanno fermentato di divisioni la famiglia, la comunità, le varie relazioni: avviciniamoci alle persone a cui abbiamo fatto male, a quelle che abbiamo giudicato, e inginocchiamoci dinanzi a loro chiedendo perdono. Avviciniamoci anche a coloro che hanno qualcosa contro di noi, e che il lievito del demonio ci ha impedito di accettare e amare. Non potremo fare Pasqua se non ci umilieremo anche dinanzi a loro, come dice il Signore: “quando ti rechi al Tempio per un sacrificio e ti ricordi che qualcuno ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta e va prima a riconciliarti con il fratello”. Gli “azzimi di sincerità” con i quali celebrare la Pasqua sono l’umiltà di riconoscere i propri peccati, anche quelli nascosti, accettare la propria povertà e debolezza, per riconoscere il bisogno di liberazione, confessarci, in questo tempo nell’intimo sino a che potremo farlo sacramentalmente: senza questa attitudine del cuore non si può uscire dall’Egitto. Per questo la figura di Giuda è così importante. Smaschera la reale intenzione del cuore perché il suo tradimento, come una lama, mette a nudo il lievito vecchio; lui stesso, lievito malvagio, illumina dove si nasconda il suo gemello che è in noi, come in uno specchio. Come per Gesù, è Giuda che ci fa presente lo scoccare della nostra ora. La storia che ogni giorno incarna Giuda per noi, ci prepara all’evento decisivo, al momento propizio.

La vita è seria, i giorni, le ore, e forse i mesi, gli anni, non sono che una lunga preparazione per la nostra Pasqua. Essa, infatti, è preparata per noi che a Lui apparteniamo. Essa consiste nel camminare nei giorni in attesa del momento favorevole per essere consegnati. Sapendo che quell’uno che ha tradito Gesù lo siamo stati tutti, non ci stupiremo se anche oggi “uno ci tradirà”; un cristiano, infatti, non si aspetta dall’altro che quello che anche Lui ha fatto a Cristo: incomprensioni, persecuzioni, gelosie. E così la vita sarà un cammino che unirà i momenti favorevoli nei quale donare la nostra anima a Cristo, e in Lui offrire tutto noi stessi a ogni uomo. In Lui trasformati, in Lui consegnati, nel suo amore che ci fa Pasqua viva per ogni fratello. Coraggio, perché questo è possibile proprio in questa Pasqua! La vita eterna effusa in noi sgorga dalla “profonda commozione” di Gesù dinanzi a ogni tradimento, perché adulterando e disprezzando la propria vocazione, la propria umanità, si tradisce Cristo. Ogni istante buttato lontano da Lui significa tradirlo. Ma in ogni istante buttato o immerso nel peccato, giunge sempre la commozione di Gesù. il suo intimo si” muove-con” noi, e sente sin dentro le sue viscere il male che ci fa male. Il male di tutti, di ogni secondo di tutta la storia in tutti i luoghi della terra, entra dentro Gesù, e lo “muove” a “compassione”. Sì fratelli, non c’è peccato che Gesù non “patisca-con” te. Non c’è sofferenza, solitudine, umiliazione, ingiustizia, frustrazione, che non “muova-con” il tuo anche il suo cuore, al punto di “patire-con” te ogni frammento della tua storia di oggi, di ieri e di domani. Gesù non è indifferente neanche al più piccolo dettaglio della tua vita, ma ogni tuo dolore lo “muove” verso di te e il tuo Egitto, per “muovere-con” Lui anche te nella Pasqua che ti strappa alla schiavitù per farti passare alla libertà. Solo chi ha fatto Pasqua con Cristo è cristiano, perché ha la sua vita dentro, e può offrirsi liberamente all’altro, caricandosi dei suoi peccati. Coraggio fratelli, siamo chiamati ad essere, in questa generazione, le lacrime della commozione di Cristo sparse per amore, che annunciano speranza e salvezza al mondo.