don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 27 Giugno 2019 – Mt 7, 21-29

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FONDATI SULLA ROCCIA DELLA FEDE COME UN BIMBO NELLE VISCERE DI SUA MADRE

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Fratelli, terminando il Discorso della Montagna il Signore ci mette davanti alle nostre responsabilità. Dice infatti: “chiunque ascolta queste mie parole”, e qui ci siamo tutti noi, non certo il mondo che non le ascolta. Possiamo ascoltare superficialmente difendendo noi stessi con un cuore indurito, oppure umilmente, perché in noi cresca la fede sino a compiere opere di vita eterna, soprannaturale, che la carne non può realizzare, ovvero entrare ogni giorno nella volontà del Padre che le parole di Gesù ci indicano.

 Perché un cristiano possa “entrare” nella Gerusalemme celeste, infatti, deve aver vissuto fedelmente nella Gerusalemme terrestre, immerso nel sangue di Cristo colato sulla “Roccia” del Calvario. Entrerà in Cielo chi, sulla terra, avrà vissuto ai piedi della Croce, “rimanendo nell’amore” di Cristo che bagna e lava, istante dopo istante, ogni colpa; chi avrà “fondato” la sua vita sulla Roccia del perdono, restando umilmente aggrappato alla speranza e alla fede nell’amore Cristo. “In quel giorno”, quello del giudizio, ci sarà chiesto che cosa ne abbiamo fatto dell’infinito amore con il quale Lui ci ha amati.  

“In quel giorno” i santi, i cristiani umili e sconosciuti, non avranno da esibire altro che peccati e debolezze, perché sanno bene che il bene compiuto non è opera loro. Ma proprio quei peccati immersi e lavati nel sangue di Cristo saranno il passaporto valido per entrare nel Paradiso. Perché Cristo lo si conosce laddove Egli ci conosce: nei peccati dove Lui è sceso per amarci. I “molti” che “in quel giorno” si appelleranno alle proprie opere compiute “nel nome di Cristo” dimostreranno di non aver capito nulla: non hanno “conosciuto” il Signore, impedendo a Lui di “conoscerli” nelle loro debolezze. Gesù ha detto che la volontà di Dio è che “conoscano” Dio e Colui che il Padre ha mandato. In questa conoscenza intima che è abbandono senza riserve, si accoglie e si compie la volontà del Padre. Per questo la porta del Regno dei Cieli si affaccia sul Getsemani.

E’ qui che il vuoto e tronfio “Signore, Signore” è trasformato in “Abbà, Papà, non come io voglio, ma come vuoi tu”. E’ qui che si gioca, giorno per giorno, il nostro entrare nel Cielo. Così il “mettere in pratica la Parola” sarà un frutto della consegna al Padre che faremo con Cristo ogni giorno. Non compiremo la volontà di Dio perché preti, o suore, o missionari, o padri e madri sposati in Chiesa, ma perché “poveri di Spirito, afflitti e affamati” che si abbandonano a Dio. Uno può “profetare” e “cacciare demoni”, può anche “fare miracoli nel Nome di Gesù” perché Dio ama ogni uomo e per questo attua anche attraverso chi non gli è fedele; ma restano profezie, esorcismi, miracoli che beneficano chi li riceve lasciando fuori dalla gioia e dalla pace chi li compie.

Perché nel Cielo entra chi il Cielo ha cominciato a viverlo sulla Terra compiendo la volontà di Dio: è questa la “profezia” autentica che i falsi profeti non annunceranno né compiranno mai; è “l’esorcismo” che strappa le persone alle tenaglie dell’egoismo; è il “miracolo” che pianta il Cielo sulla terra. Nessuno può compierla se non è strettamente unito a Cristo. Per questo tutti scappano dalla sofferenza e dalla morte; tutti fuggono inorriditi dalla Croce. E’ opera della Grazia, della vita divina ricevuta nel battesimo, cresciuta sino a una statura adulta attraverso l’Iniziazione Cristiana, e custodita dalla formazione permanente con cui la Chiesa accompagna i suoi figli. 

Il Discorso della Montagna ha dipinto l’uomo nuovo rinato in Cristo, che vive i suoi giorni come un anticipo del Paradiso, nell’intimità con il Padre che si incarna nell’obbedienza alla sua Parola; i cristiani che si offrono con Cristo nel Gestemani, restano con Lui crocifissi, per entrare nel Regno di Dio. Come te e come me, oggi. “Quel giorno”, infatti, è quando si avvicina la moglie stanca e nervosa, il figlio che ha smarrito la bussola, il collega insopportabile, quando in banca ci rifiutano un prestito, quando qualcosa ci spezza il cuore e stravolge i nostri piani: la storia rivelerà dove abbiamo fondato la nostra vita. Per questo il Signore ci chiama oggi a camminare nella Chiesa per divenire “uomini saggi” nell'”ascolto” obbediente che “mette in pratica” la Parola.

La Chiesa, infatti, è la “casa costruita sulla Roccia”: nelle sue assemblee “queste sue parole” sono proclamate e annunciate, lo Spirito Santo vi scende copioso come il giorno di Pentecoste per coniugarle nelle diverse lingue che parliamo, illuminando così le nostre storie passate e le vicende presenti per farci aprire e accoglierle umilmente; attraverso i sacramenti le sigilla realizzandole nel nostro intimo; e così potremo “metterle in pratica” nella porzione di mondo dove siamo stati chiamati a vivere. “Costruire la casa sulla Roccia” significa allora rimanere nella Chiesa e lasciarsi guidare da lei, mentre “costruire la casa sulla sabbia” significa “ascoltare” le Parole del Signore con un cuore doppio che ha scelto di servire mammona e il mondo. Ma coraggio, restiamo saldi nella nostra comunità, anche ora che viene l’estate.

Allora “i venti” dei pensieri e delle tentazioni, delle parole che ci diranno, “la pioggia” dei desideri mondani che ci bagneranno e ci sembrerà di affogare, “i fiumi” delle avversità, delle malattie, delle persecuzioni si “abbatteranno” e “strariperanno” su di noi, perché siamo ancora sulla terra; Aspettati dunque le difficoltà, perché dovranno mostrare al mondo che la tua vita è fondata su Cristo e “non cade”, perché la Chiesa, da duemila anni, nonostante quanto le sia successo, non è mai “caduta” perché fondata sulla Roccia che è Cristo, sul suo amore più forte della morte e del demonio. Al mondo, invece, bastano quattro gocce per farlo rovinare in macerie. Coraggio, il Signore ci ha chiamato nella Chiesa perché chiunque ci incontri possa scoprire in noi la “casa” incrollabile che li aspetta per salvarli. 

Fonte e approfondimenti

Qui puoi continuare a leggere altri commenti al Vangelo del giorno.

La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 7, 21-29

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Parola del Signore.

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