don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 23 Ottobre 2020

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“SOLVENTI” DI UN DEBITO CHE NON AVREMMO MAI POTUTO PAGARE ANNUNCIAMO AL MONDO LA MISERICORDIA DEL PADRE

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Ce lo “assicura” il Signore, la vita è un cammino accanto al «nostro avversario», per giungere infine “davanti al Giudice”, perché c’è un giudizio che ci aspetta. Oggi, il giorno della nostra morte, e l’ultimo giorno. Purtroppo non è proprio così che siamo abituati a “giudicare questo tempo” e le relazioni con chi cammina accanto a noi. Nel testo odierno Luca utilizza due volte il termine “discernimento”, “dokimazo” (valutare in vista di un giudizio), che traduce il verbo ebraico “bchn” (verificare, mettere alla prova, provare, saggiare anche i metalli); e una volta giudicare, “krino” che, traduce il verbo ebraico “bîn” (= vedere la differenza, connesso con la preposizione bên ‘tra’, quindi vuol dire anche distinguere). “Verifichiamo” cioè sino all’ultimo particolare per comprendere – letteralmente – il “volto della terra e del cielo”, ma “da noi stessi” non sappiamo riconoscere “ciò che è giusto”. Viviamo come dei pescatori che, vedendo le nuvole salire da ponente, invece di dire “verrà la pioggia”, decidono “da se stessi” che sarò bel tempo. E così escono in mare e sono sorpresi dalla tempesta e affondano senza scampo.

E’ l’ipocrisia di chi si illude di poter diventare come Dio e governare a piacimento la natura, perché risponda agli appetiti della propria carne. Ma sono solo parole, fumo che non ha nessun potere, perché solo la Parola di Dio è creatrice. A noi è dato il compito di “discernere” e “giudicare” quello che Dio, attraverso le persone e i fatti della nostra vita, vuole compiere. Ma siccome “il peccato abita in noi”, ci illudiamo di stabilire noi cosa sia bene e cosa sia male, e finiamo con il non sapere “giudicare in noi stessi” ciò che è “giusto”, cioè secondo la volontà di Dio. E così entriamo nei fatti e nelle relazioni equipaggiati male, con giacca a vento, guanti e passamontagna in una splendida giornata di sole, con 40 gradi all’ombra. Non sappiamo cioè riconoscere in chi cammina con noi l’avversario con cui metterci d’accordo perdonando e prendendo su di noi i suoi peccati. Perché l’amore ha sempre la meglio nel “giudizio”: cioè giudica sempre bene solo chi ama, senza condizioni, come il Giudice che ci attende ogni giorno al suo tribunale: il suo nome è Amore, e con amore ci giudica, sempre. Ma c’è un problema: “avversari” di Dio e della sua immagine e somiglianza in noi stessi e nei fratelli, siamo nudi, come Adamo ed Eva, e non abbiamo nulla da offrire per proporre un “accordo” a chi ci è accanto. Come potremmo restituire a Dio quello che, ingannati, crediamo ci abbia tolto? 

Per questo, Dio ha rivolto contro di sé” (Benedetto XVI) la condanna che ci spettava, inviando il suo Figlio sul nostro cammino per “accordarsi” con noi e “liberarci dal debito”. Coraggio allora, Gesù ha il potere di trasformare in suoi amici noi che siamo stati suoi “avversari”! Ciò accade nella comunità cristiana, passo dopo passo sul cammino di conversione fatto “accanto” a Cristo. Sperimentando concretamente che Lui ha pagato per te “sino all’ultimo spicciolo” con l’ultima goccia del suo sangue, scoprirai che tua moglie, pur essendo tante volte un nemico, non ha più nessun debito con te! Come tuo marito e i tuoi figli, i tuoi genitori e nessun uomo. Nemmeno il datore di lavoro che ti ha ingannato rubandoti ciò che è tuo. Non reclamare alcun prestito che hai fatto, lasciatelo rubare, perché Cristo ha fatto così con te: eri un debitore “insolvente”, ma grazie alla follia dell’amore di Dio rivelato in Cristo sei diventato “solvente”. Il creditore ha pagato il debito del debitore lasciandosi rubare tutto, compresa la vita! Infatti, sapendo che non avremmo potuto restituire neanche uno spicciolo, si è addirittura fatto rubare ancora, sino a morire per il debitore. Per non farci morire in galera, vi è entrato Lui, facendosi colpevole al posto nostro. Non c’era altro cammino per riconciliarci con Dio. Come non ce ne sono altri per “metterci d’accordo” tra fratelli mentre camminiamo nella storia. Altro che “dialogo”, tentazione subdola e suadente che scambia la dilazione del debito per la sua estinzione.

Non illudetevi, quando appaiono i peccati – che è come dire quasi sempre – “accordarsi” con i fratelli non significa mediare e fare compromessi: due coniugi che dialogano stanno solo prendendo tempo per non perdonarsi; non possono e non vogliono pagare l’uno per l’altro i debiti che contraggono mutuamente. Solo chi ha sperimentato l’amore folle di Dio che lo ha riconciliato a sé gratuitamente può “giudicare da se stesso cosa è giusto”. Al posto del peccato infatti, “in se stesso” è vivo Cristo che lo ha “sdebitato” per unirlo indissolubilmente a Lui nel cammino verso il Cielo. Saprà allora discernere nei fratelli divenuti “avversari” non più i nemici da combattere, ma la carne di Cristo che, proprio per aver estinto ogni debito in tutti gli uomini, si fa presente nel fratello per mendicare la nostra accoglienza, l’unico modo attraverso il quale può giungere la giustizia di Dio. Come Davide che, quando Simei lo insultava mentre scappava sull’erta del Monte degli Ulivi, lo “giudicò da se stesso” come una possibilità che Dio gli concedeva per convertirsi ed essere perdonato; e per questo ha accettato di camminare accanto a lui, impedendo che fosse ucciso. Chi ha conosciuto se stesso scoprendosi un “avversario” del Signore identico a Giuda, può accettare senza stupirsi che l’”avversario” si nasconda anche nella persona più cara.

Come Gesù ha amato Giuda chiamandolo amico mentre con un bacio lo tradiva, un cristiano sa riconoscere, come la pioggia che viene dopo le nuvole che salgono da ponente, “favorevole” per amare proprio “questo tempo” nel quale l'”avversario” cammina accanto a lui. “Discerne” che è “giusto” “accordarsi” con lui perché entrambi sono “per via”, camminano cioè insieme nella stessa comunità verso lo stesso Destino: attraverso la Parola e i sacramenti, può “procurare” di “restituirgli” quanto gli ha sottratto, il perdono e l’amore che attinge da Cristo che ha pagato per entrambi. 


AUTORE: don Antonello Iapicca
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