don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 21 Giugno 2019 – Mt 6, 19-23

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L’ASCOLTO DELLA PAROLA NELLA CHIESA PURIFICA IL NOSTRO CUORE DALL’IDOLATRIA DONANDOCI OCCHI DI FEDE SULLA STORIA

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“La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce”: ecco un altro tratto distintivo del cristiano che il Discorso della Montagna descrive. I figli della luce, infatti, illuminati dalla Pasqua che li ha sottratti alla morte e li ha portati in Cielo con Cristo per vivere sulla terra la sua vita, rivelano con lo sguardo e il corpo un cuore ricolmo di amore.

Ma se non abbiamo mai fatto veramente Pasqua con Cristo, se non ci siamo sentiti perdonati e amati così come siamo, se lo abbiamo dimenticato rinunciando a fare memoria di Lui e del suo amore nella liturgia e nel cammino con la Chiesa, allora è impossibile avere uno sguardo luminoso, e continueremo ad accumulare tesori per la corruzione della terra. Gli sforzi, il lavoro, gli affetti, se non sono per il Cielo, sono irrimediabilmente per la terra, ovvero per la corruzione. Chi vive per se stesso, solo per questa vita, è già roso dai vermi: le cose, gli amori, le amicizie, sfuggono, i ladri sono già alla porta pronti a scassinare, mentre lo sguardo, come quello di Caino, si fa torvo.

E le parole e i gesti si impregnano di sfiducia, di rancori, di tristezza inrancidita. E così “il tuo occhio è malato”, segno che “tutto il tuo corpo è tenebroso”. Per questo non possiamo accumulare tesori in Cielo, non possiamo cioè vivere nella gratuità, perché chi accumula per la terra vive nella paura del ladro e della ruggine, e deve difendersi. Il demonio forse ci ha ingannati di nuovo chiudendo il Cielo al nostro sguardo. Allora certo, non possiamo accumulare i nostri tesori in un luogo che non conosciamo o che non ricordiamo. Chi affiderebbe i propri soldi a un banchiere sconosciuto e di cui non può aver fiducia? Dunque Gesù, invitandoci ad “accumulare tesori in Cielo” ci sta dicendo di avere fede in Lui! Di accoglierlo oggi, perché nelle parole di questo Vangelo appare ancora una volta Lui, che ha accumulato in Cielo il suo tesoro più prezioso, ciascuno di noi, tu ed io.
 
Sì, noi siamo per Gesù più preziosi di se stesso, della stessa sua natura divina. Non l’ha ritenuta, infatti, una preda da difendere, ma se ne è spogliato, per assumere la natura di servo. Ha umiliato se stesso per prenderci laggiù nelle profondità della terra dove abbiamo accumulato i nostri tesori e seppellito le Grazie e la primogenitura, i fratelli e i beni che ci erano stati donati. Ha umiliato se stesso sino alla morte più infamante, perché nessuna infamia, quella che stiamo subendo oggi e ci incupisce lo sguardo, potesse più nuocerci. Ci ha fatti il suo tesoro per diventare il nostro tesoro. Con i chiodi della Croce ci ha sigillati nel suo cuore, perché noi potessimo accoglierlo nel nostro cuore. 

Ci ha presi dagli abissi della morte per riportarci in Cielo. Ci ha perdonato, ci perdona, oggi ora, per riportare, con noi, anche tutti i nostri tesori in Cielo, dove “né tignuòla né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano”. Lassù ha deposto il nostro matrimonio, alla destra del Padre farà anche oggi sedere i tuoi figli, nell’incorruttibilità del suo amore introduce anche te, impaurito dalla vecchiaia. Il tesoro di Cristo è ora nei Cieli, tu ed io e ogni frammento della nostra vita.

Come non issare nello stesso posto anche il nostro cuore, come non accogliere il Signore come il nostro tesoro più prezioso e affidargli tutti gli altri perché li custodisca nei suoi forzieri celesti? E’ difficile, impossibile all’uomo tentato e attratto dalla terra… Ma c’è la Chiesa, la nostra Madre. Come la Vergine Maria ci insegna a meditare e custodire nel “cuore” tutto quello che non comprendiamo, anche i tesori che il demonio vorrebbe portarci via. In essa ci scopriamo di nuovo amati da Dio, e possiamo ancora rinascere come cittadini del Cielo chiamati a dispensare misericordia con uno sguardo celeste e di pace su chiunque bussi al nostro cuore; gratuitamente abbiamo ricevuto, gratuitamente restituiamo a Dio dando a chi ci chiede, senza avarizia e con magnanimità. 

Marito, moglie, suocera, collega, tutti coloro che il Signore ha posto al nostro fianco sono i “tesori” affidati alle nostre cure perché siano “accumulati in Cielo”. Ogni giorno è un cantiere aperto dove la Croce che ci attende è la gru attraverso la quale issare in Cielo il nostro prossimo. Fratelli, chi è stato liberato dall’avarizia è una goccia d’acqua pura e trasparente che riflette la Patria della libertà.

Purificati alla fonte, il nostro sguardo sarà, come quello di Santo Stefano sotto la fitta sassaiola, uno sguardo d’angelo che contemplava il suo tesoro nel Cielo, un riflesso del Destino vero che attende ogni uomo; vivendo nella luce della Pasqua, saremo capaci di guardare con pace e fede anche alle pietre che il demonio ci scaglierà contro, perché chi ha il “tesoro in Cielo”, non solo non teme di staccarsi dalla “terra”, ma, radicato nell’esperienza delle primizie celesti, desidererà ardentemente di partire per gustarle eternamente e pienamente. E condurvi misteriosamente i tanti Paolo accucciati ad approvare la nostra lapidazione.

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