don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 20 Luglio 2020

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NELLA CROCE DI OGNI GIORNO IL SIGNORE SI OFFRE VITTORIOSO SUL PECCATO PER OFFRIRCI IL SEGNO DEL PERDONO

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Se stiamo mormorando ed esigendo che Dio cambi eventi, persone e perfino noi stessi, significa che non abbiamo creduto al segno di Giona profeta. Ingannati dalla sapienza mondana, preoccupati della giustizia carnale non possiamo accogliere, umilmente, la chiamata a conversione che l’unico segno offerto da Gesù ogni giorno ci annuncia. Siamo ancora figli di questa generazione, perversa e adultera.

Per-vertiamo lo sguardo del cuore “volgendolo in un altro verso”, opposto a quello di Dio; per questo abbiamo tradito il nostro Sposo, cercando affetto, stima, considerazione e vita negli amanti con i quali ci siamo pervertiti. Abbiamo creduto all’annuncio del demonio, identico a quello fatto ad Eva, e ci siamo concessi agli idoli di questo mondo. Come potremmo credere, se il segno che chiediamo è un idolo fabbricato dal nostro cuore malato? Per questo tentiamo Dio, rifiutando quello che ci offre nella storia. Perché chiedere che tua moglie o tuo marito cambi è una perversione; chiedere che gli eventi vadano secondo i nostri schemi è adulterio.

E’ chiedere un segno “eugenetico”, che spiani la strada ad una vita senza problemi, senza sofferenze, senza croce. “Con-vertiamoci” allora, oggi, ora! “Volgiamo di nuovo lo sguardo a Colui che abbiamo trafitto”, e rigettiamo sinceramente l’opera del demonio nella nostra vita. Oggi è il momento favorevole! Guardiamoci intorno, nella Chiesa, nella nostra comunità: vedremo “alzati”, ovvero “risorti” in una vita nuova gli “abitanti di Ninive”, i peccatori incalliti che si sono convertiti al “kerygma” (secondo l’originale greco tradotto con “predicazione”); vedremo “levarsi”, ovvero “risorgere” dalla sapienza carnale e dalla gloria vana del mondo, la “Regina del sud”, i tanti “venuti dall’estremità della terra ad ascoltare la sapienza di Salomone” che gli ha annunciato l’amore celeste.

Non li vedi? Guarda che sono in piedi e ti stanno “giudicando”, insieme a “questa generazione” che ha rinnegato Dio. Ma è un giudizio riservato al tuo e al mio uomo vecchio, affinché sia annegato nelle viscere della misericordia di Dio. Nella Chiesa ci sono donati tanti fratelli che si stanno realmente convertendo. oggi il Signore ci invita a lasciarci giudicare dai nostri fratelli, dalla Chiesa nella quale Cristo continua a scendere “nel ventre della terra per tre giorni”. In essa, la pazienza piena di misericordia di Dio aspetta e accompagna la conversione di ciascuno di noi, per farci risorgere con Lui come nuove creature. Il “segno” per convertirci è, dunque, già accanto a noi; ma non solo: è in noi, nella nostra storia. E’ la croce che anche oggi ci accompagna, come il “ventre della balena” dove sperimentiamo la solitudine, i nostri limiti, i nostri dolori, le nostre angosce, il frutto dei nostri peccati.

Accettiamolo, smettiamo di tentare Dio perché ci dia “un segno” che tolga “l’unico segno” che ci può salvare. Convertiamoci, cioè riconosciamo umilmente di essere precipitati nel “cuore della terra”, nella polvere da cui siamo stati tratti. Il segno che ci è offerto per salvarci è proprio ciò che stiamo disprezzando, contro cui stiamo lottando; la spina conficcata nella carne di oggi è la nostra salvezza, il “segno” che il Padre ci ama e non ci ha lasciato nella morte, al punto che proprio lì, dove più acuto è il dolore, è crocifisso suo Figlio.

E questo significa che proprio la nostra vita è “il segno”, l’unico, che ci è dato per convertirci; non ve ne sono altri, come non vi saranno altre vite, altri giorni, ma solo la croce di oggi, primo e ultimo giorno della nostra vita. Ascoltiamo la predicazione e piangiamo i nostri peccati, come Pietro; perché credere al “segno” significa avere il cuore dei niniviti, che “aspettavano la giusta collera di Dio, ma non smettevano di sperare nella sua sconfinata misericordia. Erano convinti che Dio è di grande misericordia, e spande il suo amore e la sua misericordia su chi si converte” (S.Efrem).


AUTORE: don Antonello Iapicca
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