don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 20 Giugno 2020

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ACCOLTI NEL CUORE DI MARIA CHE E’ LA COMUNITA’ DOVE IMPARARE LA MITEZZA E L’UMILTA’ DEL CUORE DI CRISTO

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Per Maria si trattava di un nuovo parto dopo quello di Betlemme: non a caso sono i due momenti nei quali l’evangelista Luca afferma che sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. A Betlemme Maria ha partorito suo Figlio nel mondo, al Tempio lo doveva partorire all’obbedienza al Padre che accoglie e si sottomette alla volontà di Dio espressa nella Torah. L’angoscia di Maria inizia qui, nel suo cuore immacolato che comincia ad essere trapassato dalla spada; come quello di ogni madre di fronte al futuro adulto dei figli. E infatti, sulla strada del ritorno accade di nuovo un imprevisto misterioso e doloroso: quel Figlio le era sfuggito, senza che se ne accorgessero.

Maria doveva imparare ancora, perché anche questo fa un “cuore immacolato”. Lo cerca nella carne, negli affetti, nelle abitudini, nelle mappe dell’esistenza disegnate faticosamente con l’esperienza, quelle con le quali tutti cerchiamo di orientarci tra gli eventi e le persone; ma non era lì che doveva cercarlo e, così, non avendolo trovato, torna in cerca di lui a Gerusalemme. E’ un primo passo, accetta di non aver capito e “torna” indietro, perché la fede è un cammino di liberazione continua da se stessi, e Maria, per accompagnare Gesù alla Croce, per essere Madre della Chiesa e Madre nostra, doveva camminare docile nella volontà di Dio, custodendo nel cuore ogni cosa che la spogliava delle certezze umane, per entrare nella notte che segna il passaggio al giorno della risurrezione.

E dopo “tre giorni”, trovarono Gesù nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava mentre tutti erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. E’ una profezia di ciò che, dopo la resurrezione, il Signore avrebbe compiuto nella sua Chiesa attraverso i secoli, sino ai confini della terra: colma dell’intelligenza della Croce, offrirà la risposta della resurrezione alla domanda di ogni uomo di fronte al dolore e alla morte. Maria era giunta proprio lì, dentro a quella profezia. Vi era discesa nella carne per cercare suo Figlio, vi ha trovato nella fede il Messia Figlio di Dio che deve occuparsi delle cose del Padre suo. E Maria tace. Il suo “cuore immacolato” accetta di non capire. E’ la fede di Madre che abbraccia per custodire e meditare nel cuore la Parola, per condurre il Figlio nella sua stessa obbedienza. E nella fede Maria lascia andare suo Figlio, nell’attesa umile che sia Dio, nel suo “cuore immacolato”, a spiegarglielo, se, come e quando avrebbe voluto. Proprio come fa la Chiesa nostra con noi, per condurci a vivere come Cristo sino alla Croce. Eppure, quante volte, ci siamo fermati dinanzi al mistero dei nostri figli?

Ci sono atteggiamenti, parole, gesti incomprensibili, soprattutto peccati inaccettabili. Il fatto è che abbiamo cercato nella carovana della carne le risposte, anche quando abbiamo creduto di trovarle nella religione, perché, a differenza di Maria, la nostra relazione con lui è viziata all’origine dalla menzogna del demonio. Dubitiamo di Dio, e per questo il cuore non è aperto alla speranza del Cielo capace di porre la relazione sul piano divino. Ci manca la fede adulta che, anche di fronte al peccato inaccettabile, conosce la speranza; amiamo i figli nella carne, non con l’amore che sgorga da un “cuore immacolato”. Però ci è impossibile cambiare il nostro cuore, ma non lo è per Dio nella sua Chiesa. In essa impariamo da Maria rinascendo con un “cuore immacolato”, capace di accompagnare i figli ad accogliere cioè la Parola perché diventi la luce per ogni loro passo; e questo non si può fare se essa non lo è prima diventata per noi. Anche i nostri figli, infatti, per occuparsi delle cose di loro Padre hanno bisogno come Gesù di una madre che glielo insegni.

Hanno bisogno cioè di genitori che siano sottomessi a Dio loro per primi, come Gesù proprio nella sottomissione di Maria e Giuseppe alla volontà di Dio ha imparato a obbedire alla Torah tornare a casa per stare loro sottomesso come a Dio; vuoi che tuo figlio ti obbedisca? Sottomettiti a Dio, e vedrai che prima o poi riconoscerà nelle tue le Parole di Dio autentificate dalla tua vita. I nostri figli hanno bisogno di genitori che, prima di loro, hanno imparato alla scuola di Maria a pensare, discernere e amare con un “cuore immacolato” gestato, nato e cresciuto nella fede nelle grembo fecondo della Chiesa. Allora sapremo essere dinanzi ai nostri figli come Maria dinanzi al suo; perché amarli come Lei ha amato suo Figlio significa amare e servire innanzitutto la volontà di Dio in loro. Per te e per me significa amare Dio più di tuo figlio, del tuo figlio nella carne, delle tue speranze e dei tuoi progetti, di tutto quello che si impara e si vive nella carovana, tra parenti e conoscenti.

Perché se sei un cristiano, sei figlio della Vergine Maria, e anche a te è stata annunciata la stessa profezia di Simeone: anche tuo figlio ha un’elezione speciale, sarà un segno di contraddizione, e per questo, e non per altro, anche oggi il tuo cuore sarà trapassato da una spada. Impara da Maria, allora, e ti accorgerai che hanno bisogno della tua fede, solo di quella. In ogni evento si nasconde, infatti, la mano di Dio che conduce tuo figlio, con pazienza e fedeltà sino al compimento della sua vocazione.


AUTORE: don Antonello Iapicca
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