don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 17 Marzo 2021

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NELLA CHIESA POSSIAMO ASCOLTARE LA PAROLA PER ACCOGLIERE IL GIUDIZIO DI MISERICORDIA CHE CI STRAPPA ALLA TOMBA

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AUTORE: don Antonello Iapicca FONTE: Newsletter SITO WEB CANALE YOUTUBE

Gesù aveva appena guarito un paralitico, suscitando però in coloro che Giovanni chiama “Giudei”, ovvero il gruppo forte tra i capi che hanno rifiutato Gesù come Messia, prima lo sdegno e poi un desiderio crescente di ucciderlo. Ma come, uno fa del bene e lo vogliono far fuori? Sì, è così, perché in quell’Uomo capace di compiere l’impossibile si nascondeva una pretesa inaccettabile alla superbia del demonio: chiamare Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

Eh no, questa è proprio la falsa promessa con la quale lui seduce gli uomini. Ne ha i diritti d’autore, Gesù entra a gamba tesa nel suo business di anime, regalando il prodotto che lui finge di vendere al prezzo salatissimo dell’anima degli acquirenti. Gesù gli rovina il mercato rubandogli uno ad uno i clienti gettando la luce della risurrezione su “Shabbat”, il giorno che aveva rivelato come “kairos”, momento favorevole per compiere la salvezza scrutando il cuore di ciascuno come ai raggi di una radiografia. L’amore autentico, infatti, attira il rancore, l’invidia, la gelosia, il marciume che vi s’annidano. E non c’è da stupirsi se, tra marito e moglie, spesso accade proprio così; o se i figli, invece della gratitudine, presentano impietosi il conto per i difetti dei genitori. E’ ovvio, perché quando è gratuito, l’amore mette a nudo la superbia; come la guarigione del paralitico era un’evidente “opera” divina che smascherava il cuore di quei giudei ostili a Gesù. Finché ciò non accade l’uomo vecchio non può riconoscere i suoi peccati per accogliere la Parola di perdono.

 E noi, abbiamo bisogno di “ascoltare la voce” di Gesù che “risuscita i morti”? Accettiamo di essere dei paralitici incapaci di camminare nella volontà di Dio? Se si, coraggio, è “giunto” anche per noi, come accadde a Lazzaro, il momento di ascoltare la voce di Gesù che ci trasmette la Chiesa che ci parla dinanzi alla lapide dietro la quale giace un matrimonio, un’amicizia o qualsiasi relazione. Ci parla perché il Padre gli manifesta tutto quello che fa e le opere più grandi che sta per compiere con la tua famiglia, con tuo figlio caduto nella droga, nella tua malattia, nella disoccupazione, nella solitudine della vecchiaia. Mentre Gesù ti chiama per liberarti dal peccato, il Padre già sta compiendo la sua opera. Il Signore, infatti, non può far nulla se non quello che ha visto fare dal Padre quando, calato inerme nel sepolcro, è stato ridestato alla vita dalla sua Parola d’amore.

Non era dunque Gesù a violare il Sabato, ma quei giudei che, nella loro arrogante superbia, ne avevano pervertito lo spirito al punto di giudicare Dio in suo nome, e uccidere suo Figlio che osservava il sabato colmandolo del suo amore. Ma proprio in questo paradosso malvagio si celava il mistero che ci ha salvato: originando l’ostilità contro Gesù, il miracolo coglieva il suo obiettivo. La guarigione del paralitico, infatti, era stata solo un pretesto profetico che annunciava l’amore del Padre offerto gratuitamente nella Croce del Figlio. Come è accaduto per ogni nostro rifiuto opposto all’amore di Dio, sino ad oggi. Se la Chiesa ti annuncia che Cristo è risorto e in Lui sei già perdonato, lo fa perché Lui è già sceso nel tuo sepolcro e ora è accanto a te per farti udire la sua voce. 

La Chiesa, infatti, deve parlare le parole di Gesù perché esiste solo per risuscitare i morti nelle famiglie, nelle scuole e nei posti di lavoro dove è inviata a far udire la voce del Figlio di Dio perché quelli che l’ascolteranno e crederanno al Padre che l’ha mandato, passino dalla morte alla vita. C’è una missione più grande? Parlare ai morti per risuscitarli; annunciare il Vangelo per salvare un matrimonio, per salvare tuo figlio, tuo cugino, ogni uomo! Per questo ogni oggi nel quale è predicata la Buona Notizia è il giorno del giudizio che anticipa quello dell’ultimo giorno. Anche noi oggi possiamo udire la sua voce e uscire dai sepolcri per una risurrezione di vita o di condanna. Abbiamo fatto “il bene”? Rendiamo grazie a Dio che lo ha compiuto in noi.

Abbiamo fatto il male? Sì, ma siamo ancora in tempo per ascoltare e uscire dal peccato consegnando attraverso i sacramenti la nostra condanna a Colui che ha il potere di giudicare con il potere di dare la vita, perché mette in crisi la morte, secondo l’etimologia del verbo “giudicare”. Ha affidato alla Chiesa il potere di giudicare con viscere di misericordia perché non fa nulla da se stessa ma solo quello che vede fare al suo Sposo. Con la Chiesa, siamo chiamati in questa Quaresima a non disperare di fronte alle situazioni più difficili, per giudicare noi stessi e gli altri con il giudizio di Dio. Non dobbiamo inventare nulla, perché la misericordia non è genialità, ma viscere umili che accolgono l’altro così com’è. E questo si impara solo copiando Cristo, ovvero sperimentando ogni giorno il suo amore per donarlo agli altri che è la volontà del Padre; così ogni uomo, vedendo il Figlio vivo  che opera nei suoi apostoli, potrà onorare Lui e il Padre accogliendo la sua Parola; per Dio, infatti, non c’è onore più grande di un peccatore strappato al demonio e alla morte.

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