don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 15 Gennaio 2021

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LA PAROLA DEL VANGELO CI RISUSCITA PER FARCI CAMMINARE CROCIFISSI CON CRISTO PER IL MONDO

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AUTORE: don Antonello Iapicca FONTE: Newsletter SITO WEB CANALE YOUTUBE

Gesù “annunciava la Parola”, ma per gli scribi era “un bestemmiatore”: “perché costui parla così?”. Già, perché? Gli scribi non sapevano rispondere, e noi, sapremmo rispondere oggi? Aspetta, aspetta, fermati, non intendo con il catechismo in mano, ma con la nostra vita; con fatti concreti in cui abbiamo sperimentato perché Gesù parla come se fosse Dio; con i memoriali nei quali abbiamo visto che “solo Lui può perdonare i peccati”. Probabilmente ne abbiamo a migliaia. Ma forse qualcuno di noi oggi li ha dimenticati. O forse ancora non li ha. Magari si è confessato tante volte ma si sente ancora paralizzato. O forse neanche crede che si possa guarire attraverso il perdono dei peccati. Queste sono solo le favole che raccontano i preti. Comunque sia, ci ritroviamo tutti insoddisfatti, tristi, adirati con il mondo, semplicemente perché abbiamo inciampato su quelle parole scandalose di Gesù: “figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”. Una bestemmia ai nostri orecchi, un insulto ai nostri sforzi e alle nostre sofferenze. Cambia la storia e poi ti crederemo…

Guardiamoci bene dentro, analizziamo le nostre relazioni, e scopriremo che sono anche nostri i “pensieri malvagi” degli scribi. Come loro abbiamo già stabilito come Dio non deve essere, e guarda caso è proprio come Lui si è rivelato nel suo Figlio, l’Agnello che si è lasciato uccidere per perdonare i peccati. Perché dire al paralitico “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”, significa dire “figliolo, ti amo da impazzire, li ho presi io i tuoi peccati, uno per uno, e li ho inchiodati sulla Croce nella mia carne. Non ci sono più, spariti per sempre. Il morbo maligno che ti impediva di camminare, di uscire da stesso per amare ha ucciso me per salvare te. Ma io sono risorto, con questa mia carne debole come la tua ho conquistato la vita eterna per te, perché tu possa riceverla e così camminare passando oltre i limiti imposti dalla morte e il peccato. Ti ho perdonato, ho guarito il tuo cuore perché se prima in esso abbondava il peccato ora sovrabbonda la Grazia. Finalmente puoi essere te stesso, puoi amare”.

Gesù ci ama infinitamente, e per questo anche oggi si trova già “nel punto” dove si cela la radice del male. Per ogni paralitico, infatti, è sceso dal Cielo scoperchiando il tetto che separava l’uomo da Dio. Per incontrare ogni paralitico personalmente nel suo luogo di perdizione: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati!”. Per guarire davvero, Gesù non si rivolge a un male generico ma parla a una persona concreta, al paralitico e gli annuncia il perdono dei suoi peccati. Come fa con te e con me. Il mistero del male e della sofferenza dell’uomo, infatti, si svela solo nel perdonoNo, Gesù non bestemmiava, anzi. La sua Parola era sì una bestemmia ma per la carne asservita alla menzogna del demonio. Ardeva come fuoco per bruciare le nostre bestemmie, i “pensieri malvagi” su Dio insinuatici dal demonio, la fonte avvelenata di ogni peccato. 

Allora, accettiamo di nuovo di essere peccatori, e lasciamoci accompagnare dalla Chiesa. Il paralitico del vangelo, infatti, è immagine dei catecumeni che si preparavano a ricevere il battesimo nell’iniziazione cristiana. Perché un pagano, uno che non ha la vita divina dentro, è paralizzato e ha bisogno di chi lo porti a Cristo. Gesù, infatti, è mosso a compiere il miracolo del perdono dalla fede degli amici del paralitico. Abbiamo bisogno della Chiesa che, attraverso la predicazione dei “quattro” evangelisti, simboleggiati dai “quattro uomini” che “portano” l’infermo, “scoperchia i tetti” dell’orgoglio per accompagnarci nell’umiliazione sino ai piedi di Cristo. Solo il Vangelo, infatti, ci strappa dall’anonimato della “folla che si accalca” parlando al nostro cuore per “risvegliarci” alla vita autentica “davanti a tutti”; come un segno di speranza e una profezia del perdono nel mondo che “non ha mai visto nulla di simile” perché non ha mai visto Dio. 

Così, anche oggi, ricreati in Cristo possiamo tornare “a casa” – nella famiglia, al lavoro, a scuola, nella storia di ogni giorno – “prendendo con noi il lettuccio”, che è la memoria dei nostri peccati e la consapevolezza della nostra debolezza abbracciata e trasfigurata dalla Parola di Cristo compiuta per mezzo dei sacramenti nella comunione della Chiesa; smetteremo allora di presumere di noi stessi, e sapremo camminare nella gratitudine, grembo fecondo di ogni annuncio del Vangelo.

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