don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 12 Maggio 2020

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 VIVERE PER ADDORMENTARSI NELLA PACE DI GESU’ RISORTO

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Di sicuro anche oggi ti senti come i discepoli nella barca con Gesù: il mare è in tempesta, ma Gesù dorme… Fantastico! Perché la “sua pace” è proprio il “suo sonno” in mezzo ai marosi, profezia del suo addormentarsi nella morte, il seno dove la Pace autentica ha preso forma. Il suo corpo disteso nel sepolcro e destatosi nella risurrezione, infatti, è stato come l’arca dove la colomba è tornata dopo il diluvio, recando il ramoscello d’ulivo, simbolo della Pace. Ma la colomba e l’olio che scaturisce dall’olivo sono anche simboli dello Spirito Santo. Coraggio, oggi potremo stare con Lui nella barca e addormentarci, senza “turbarci” e senza “paura”, perché proprio nei momenti difficili la colomba della “sua pace” verrà a visitarci, recandoci il suo ulivo, lo Spirito di vita eterna che ci fa passare indenni, dormendo con Cristo, come un bimbo in braccio a sua madre: così entra nella storia chi ha accolto la “sua Pace” offerta nella liturgia e nei sacramenti. Essa, infatti, è il tesoro prezioso che, vincendo la morte e il peccato, Gesù ha scovato nel Regno di suo Padre, dove è entrato con la nostra stessa carne.

La Pace è ciò che ogni cuore desidera, lo sguardo di misericordia che incontra i nostri occhi impauriti e turbati sotto il peso dei peccati: “Shalom! Pace a voi!”, ecco il saluto che ci accoglie in questo nuovo giorno, come quello rivolto da Cristo risorto ai discepoli impauriti nel Cenacolo. La Pace, infatti, è stata deposta come un seme nel corpo di Cristo crocifisso, gestata nel sepolcro, e ha visto la luce nel giorno di Pasqua, sigillando la certezza del perdono. Così si genera anche in noi, perché la Pace scaturisce dal perdono, libera dal peso della colpa, rinnova lo spirito e apre sconfinati spazi alla speranza. La Pace quindi è lo stile di vita di chi ha conosciuto il Signore, di chi lo ha incontrato vivo e vittorioso sulla propria morte. Essa non si perde neanche in mezzo alla guerra, alla sofferenza, ai fallimenti. Mentre il mondo cerca compromessi e baratti sancendo la pace sui corpi dei vinti, quella del Signore invece, riscatta chi ha perduto. Lui che ha vinto, infatti, fa la pace e la dona, sciogliendo le catene degli sconfitti ridotti in schiavitù. Se oggi siamo senza pace dobbiamo chiederci perché le situazioni o le persone hanno il potere di sottrarcela. Se non siamo in pace è perché siamo usciti dal Regno, dalla comunione con Dio: stiamo cercando la nostra volontà e non quella del Padre, perché solo in essa vi è la vera pace. Ma non turbatevi! Il fiume di male che ha lambito le nostre esistenze devastandole, si scatena ancora su Cristo; la furia del demonio, il principe di questo mondo che “non ha nessun potere su Gesù”, si abbatte su di Lui per infrangersi e dissolversi nel suo Corpo offerto per puro amore. Per questo possiamo ritrovare la Pace perduta! E così possiamo offrirla al mondo, a chi ci è accanto.

Il Signore ci avverte “prima” rivelandoci sin da ora quale sia il cammino che i “suoi” sono chiamati a percorrere: portare su di sé il peccato che si abbatte su Cristo vivo nei cristiani, perché già ora essi sono “andati al Padre” con Lui, assisi alla destra di Dio insieme con il loro Capo. Nessuna persecuzione, nessun male, neanche il demonio ha potere sulla loro anima, perché essa é custodita, già durante la vita terrena, nel cuore di Dio. Verrà oggi il principe di questo mondo a scuotere la nostra vita, cercando di convincerci che è giusto chiuderci al marito, battere i pugni con il capo-ufficio; verrà a mostrarci le mille ragioni che “devono” impedire di aprirci alla vita e perdonare; verrà con violenza, con tentazioni fortissime, a giudicare e uccidere quel fratello nel nostro cuore, perché davvero ci ha fatto del male, e non merita nulla. Il demonio viene ogni giorno a “perseguitare” la Chiesa, ed è perché il mondo, iniziando da ciascuno di noi, veda, sappia e sperimenti il suo amore immenso al Padre che lo spinge a compiere il sacrificio più grande.

“Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato”: “bisognava” per te e per me che Gesù si consegnasse tra le braccia del demonio, perché potessimo “sapere che Lui ama il Padre”, e che in questo amore siamo stati salvati, e oggi il nostro matrimonio è rinnovato, è nato il quinto figlio, ci siamo riconciliati con quel parente che avevamo cancellato dalla memoria. Così “bisogna” che il demonio “venga” alla nostra vita, perché ogni giorno la moglie, il marito, i figli, le persone che ci sono accanto, “sappiano” che “amiamo” Gesù e il Padre: attenzione eh, perché la salvezza delle persone dipende dal nostro amore a Cristo e al Padre; e non si tratta di belle parole, ma di “fare quello che il Padre ci comanda”, concretamente nella storia di ogni giorno. L’amore che il prossimo ha il diritto di vedere in noi è l’obbedienza alla volontà di Dio, salire sulla Croce dove restare crocifissi con Cristo, reclinando il capo per addormentarci in Pace con Lui. E senza tristezza, ma “rallegrati” perché anche noi, in ogni circostanza, “andiamo” con Cristo “dal Padre”, per vivere ricolmi di vita celeste i problemi della terra. Attraverso i sacramenti, la Parola e la comunione della Chiesa possiamo infatti partecipare al suo trionfo e ricevere in eredità, insieme a questa generazione, la Pace che supera ogni intelligenza, il sigillo del Cielo che ci guida già oggi “dal Padre”, “il più grande” di ogni peccato, sofferenza e male che si abbatte sulla carne.


AUTORE: don Antonello Iapicca
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