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don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 10 Gennaio 2019

ANCHE OGGI CONTEMPORANEI DI GESU’ PER SPERIMENTARE IL VANGELO FATTO CARNE IN LUI NELLA NOSTRA VITA

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Oggi la Chiesa vuol farci un regalo, un souvenir da portare sempre con noi, una memoria di questo Tempo di gioia e stupore nel quale abbiamo celebrato l’Incarnazione di Dio nella storia degli uomini. Non prendetela come una cosa sentimentale, ma vi consiglio di trascrivere e mettere bene in vista le parole di Gesù del Vangelo di oggi. Che so, sul comodino accanto alla sveglia, oppure in bagno appiccicate sullo specchio, insomma in qualche posto dove certamente ogni mattina posiamo gli occhi. Perché Dio si fa carne ogni giorno nella nostra storia, facendone un “oggi” nel quale compiere il Vangelo, “la Buona Notizia della liberazione per i prigionieri e gli oppressi e della vista per i ciechi”. No, non sono le notizie insanguinate e angoscianti di internet, radio e TV il buongiorno che Dio vuol darci: “attentato terroristico all’alba in centro città, borse in picchiata, disoccupazione record, l’epidemia si estende a macchia d’olio, tsunami in Oriente, tangenti e mafia infiltrate nei palazzi del potere, inquinamento oltre i limiti….”. No, il buongiorno di Dio non sono neanche i bollettini di guerra che ci consegnano marito, moglie e figli appena usciti dalla camera da letto: “uffa ho il compito di latino e non so nulla posso restare a casa?, passa in banca che ci sono da pagare le bollette del gas e della luce, stasera c’è l’assemblea di condominio preparati che sono tutti sul piede di guerra per i lavori delle grondaie, hanno chiamato dall’ospedale e sono pronti i risultati della biopsia di papà mi accompagni a ritirarli?, fai presto che c’è lo sciopero della metro, il dentistaaaa alle quattrooo, domenica vengono i miei a pranzo e vogliono tutti a casa, tuo fratello ha detto che se non gli ridai quei cento euro va dall’avvocato, no-no-no al derby non ti ci mando, e tu cambiati quella gonna che non puoi uscire come una…., basta papà hai rotto ho s-e-d-i-c-i anni capito? e oggi vado a farmi il tatuaggio….”. E così ogni giorno, dopo neanche diciotto minuti dal suono della sveglia arrivi alla colazione che ti sembra sia già mezzanotte tanto sei stanco e stressato… Perché tutte queste “notizie” sono le orme di dolore e morte seminate dal peccato nella storia, e l’uomo si stanca a peccare, perché non è nato per farlo. Ma Gesù ogni mattina ci accoglie con un’altra “notizia”, la stessa che ha annunciato nella sinagoga di Nazaret: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”. Per questo ogni giorno è davvero un “buon-giorno”! Avete fatto caso al verbo usato da Gesù? Ha detto “si è compiuta”, no “si compirà”. Ciò significa che in mezzo alle “notizie” che la storia ci rovescia addosso ogni mattina c’è n’è una che le trasforma tutte in un grembo fecondo di pace e di gioia! Sì, hai capito bene: in ogni giorno sul quale ci affacciamo Gesù ha già adempiuto la Buona Notizia! Ha già vinto la morte ed è accanto al tuo letto per dirti appena sveglio: “Pace a te!”. Da quel mattino nel giardino accanto al Golgota la luce della sua Pasqua non è più tramontata, e ogni mattina sfiora i tuoi occhi perché tu possa aprirli e “vedere” trasfigurate la storia e le persone. Gesù ha già perdonato i tuoi peccati, sei “libero” anche se in ogni angolo si apriranno le porte di mille prigioni, quelle dell’invidia, del rancore, del rifiuto. “Buongiorno amore mio” ci ripete il Signore, “non aver paura perché anche oggi è parte del mio anno di Grazia; è un giubileo che riscatta ogni esistenza, anche la più corrotta, perché in ogni evento possiamo sperimentare la Grazia di rinascere per vivere in una vita nuova”.

Per questo Gesù ha inaugurato la sua missione a Nazaret, dove era stato “allevato” nello studio della Torah; è tornato alle origini, al buongiorno della sua storia, per farne il nuovo inizio di quella di ogni uomo. Si è svegliato come noi, tra parenti e amici. E ha iniziato il suo ministero nei luoghi che gli erano più familiari, come una profezia per tutte le Nazaret della storia, anche le nostre. L’annuncio del Vangelo, infatti, svela il mistero dell’appartenenza a Dio di ogni uomo. Ogni realtà nella quale viene proclamata la Buona Notizia diviene come Nazaret, la città del Figlio di Dio. Chiunque ascolta la predicazione si sente familiare e amico di Gesù, protagonista della storia di salvezza con cui Dio ha condotto il suo popolo. Una storia d’amore ma anche di “schiavitù, oppressione, povertà e cecità”, quella di un resto umiliato con gli occhi fissi su una promessa, nell’attesa ardente del suo compimento. Il “Sabato” per Israele è tutto questo, attesa e primizia delle nozze messianiche. In ebraico, infatti, shabbat è femminile, e in tutta la simbologia è paragonato alla sposa. Il canto per eccellenza con cui si accoglie questa festa è Lehà doddì = Vieni mio caro, dalle prime due parole del ritornello che viene ripetuto dopo ogni strofa. Israele viene presentato come uno sposo invitato ad incontrare la sua sposa: “Vieni mio caro incontro alla sposa, accogliamo shabbat”. Nel sabato risuonano le parole del Cantico dei Cantici, e in quel sabato alla sinagoga di Nazaret, con Gesù era finalmente giunto lo Sposo. Vi si era recato “secondo il suo solito”, ma quel giorno era diverso dal solito. Come da sempre Egli è stato con noi, in ogni istante, “secondo il suo solito”; ma vi è un momento che è diverso, quando tutto acquista il sapore della novità. E’ diverso l’istante nel quale risuona l’annuncio del Vangelo, e quel giorno è trasformato nel Sabato delle nozze, giorno di festa e felicità, per ogni uomo di qualsiasi parte del mondo. Come oggi, e ogni giorno sul quale ci desta il kerygma, perché “quando il Signore predica, il cielo si apre, la fame è tolta, le anime dei fedeli si inebriano del nettare celeste” (San Bruno di Segni). Non la senti? E’ la sua voce innamorata! Che nella nostra vita non ci sia più un oggi che ci trovi con il cuore indurito; ma solo giorni nei quali stare in ascolto della sua Parola, per accogliere l’invito ad alzarci e ad andare con Lui nella storia che ci attende.

Lc 4, 14-22
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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