Dehoniane – Commento al Vangelo del 14 Febbraio 2019

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Il commento alle letture del 14 febbraio 2019 a cura del sito Dehoniane.


V settimana del tempo ordinario – V settimana del salterio

Ss. Cirillo, monaco, e Metodio, vesc., patroni d’Europa (festa)

Mura da abbattere

Oggi il calendario liturgico ci fa celebrare la festa dei santi Cirillo    e Metodio, patroni d’Europa, missionari in Moravia e in Pannonia, per i cui popoli e le loro lingue crearono anche un alfabeto, il «cirillico», così da tradurre la Bibbia e la liturgia nelle culture che evangelizzavano. Erano due fratelli di sangue, che si sono lasciati inviare a due a due, come Gesù fa con i settantadue (cf. Lc 10,1). Come accaduto ad alcuni apostoli (Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni), la fraternità della carne e del sangue viene trasfigurata dalla chiamata del Signore, che la assume come segno di un’altra e più radicale fraternità, quella suscitata tra di noi dall’obbedienza alla stessa Parola, dalla condivisione della medesima fede, dal camminare «ambedue con lo stesso spirito, e sulle medesime tracce» (2Cor 12,18), come san Paolo scrive parlando della sua collaborazione missionaria con Tito.

Questa prossimità fraterna, che matura nel condividere insieme il medesimo impegno missionario, educa anche a vivere una sincera prossimità con coloro ai quali ci si sente inviati. Si impara a entrare e a rimanere nelle loro case, con l’atteggiamento di chi è consapevole non solo di dover offrire un dono prezioso, qual è l’evangelo, ma anche di doverlo fare con un atteggiamento di autentica condivisione, che consente di dare e di ricevere, di offrire e di accogliere, stabilendo così una fraternità con i destinatari stessi dell’annuncio. Gesù raccomanda questo stile ai settantadue discepoli: devono portare la pace nelle case che li accolgono, ma al tempo stesso mangiare e bere quello che viene loro offerto. Si dà e si riceve, non solamente «perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa» (Lc 10,7), ma anche perché il vangelo annunciato e accolto deve creare nuovi legami di fraternità. Peraltro, questo invito di Gesù assume, nel suo contesto religioso e culturale, un significato più profondo rispetto a quanto oggi noi possiamo percepire.

La Legge di Mosè imponeva al giudeo di fare attenzione a ciò che mangiava: doveva distinguere tra cibi puri e impuri, astenendosi da questi ultimi. Invece Gesù sembra dire a coloro che invia: non preoccupatevi di tutto questo, mangiate di quello che vi offriranno, senza fare distinzioni. Come emergerà più chiaramente negli Atti, agli occhi di Luca superare le norme relative ai cibi puri e impuri significava abbattere un muro ben più imponente: quello che separava i circoncisi dai non circoncisi, gli ebrei dai pagani.

«In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone» (At 10,34), esclamerà Pietro nella casa di Cornelio, dopo che Dio, mediante una visione, lo avrà spinto a mangiare anche cibi impuri, perché «ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano» (10,15). Gesù invia settantadue discepoli, perché settantadue erano ritenute le nazioni della terra. Il vangelo è per tutti  e a tutti deve essere annunciato, poiché, come ricordano Paolo e Barnaba nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, «noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”» (At 13,46-47; cf. Is 49,6).

Il vangelo, inoltre, deve raggiungere ciascuno nel rispetto della sua differenza, della sua lingua, della sua cultura. Il superamento delle prescrizioni mosaiche sui cibi puri e impuri deve aver creato non poche difficoltà nel contesto giudaico nel quale si inserisce la prima predicazione cristiana. Allo stesso modo, i due santi fratelli che oggi celebriamo hanno patito l’opposizione da parte dei missionari latini, scandalizzati dal fatto che essi usassero lo slavo, anziché la lingua di Roma, nelle celebrazioni liturgiche e nella proclamazione della Parola. Ci sono sempre mura da abbattere, con fede   e con coraggio. Occorre continuare a farlo anche oggi, affinché continui quella dinamica che gli Atti ci descrivono: «La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione» (At 13,49).

Signore, Dio santo, tu sei il Padre di tutti e desideri che tutti i tuoi figli siano raggiunti dall’annuncio della salvezza, dalla gioia del vangelo, dalla pace di una fraternità riconciliata. Insegnaci a tradurre la tua parola nelle molteplici lingue degli uomini e delle donne del nostro tempo, perché la possano percepire e accogliere non come qualcosa di estraneo e di lontano, ma come ciò che abita in modo familiare nelle loro case e dona senso e consolazione alla loro vita.

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Lc 10,1-9
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Fonte: LaSacraBibbia.net

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